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Tempo di nostalgie…

Questo lunedì mattina da spazio a qualche pensiero malinconico che porta inevitabilmente a ricordi nostalgici. L’umore di questa mattina è espresso da “Canzoni lontane” di Eros Ramazzotti: “la nostalgia è una trappola e se caderci è dolce rimanerci no”. Quando cresci e ti responsabilizzi, ti rendi conto della freschezza e della spensieratezza dei giorni pre e post adolescenziali, quando le uniche preoccupazioni erano quelle di dover studiare e non prendere brutti voti a scuola per evitare punizioni, tipo non uscire il sabato sera, oppure cosa fare nel week end. Bisognava sempre fare qualcosa di diverso: appena si instaurava la routine del “aperitivocenabardiscotecaspaghettatacolazione” bisognava trovare un diversivo. Mi ricordo ancora adesso un episodio carino ma significativo: ero all’università e seguivo un corso di etnologia (io ho fatto Lingue e Letterature Straniere, ma c’era la possibilità di inserire nel piano di studi corsi appartenenti ad altri corsi di laurea, come lettere e filosofia). Noi di lingue avevamo deciso di seguire il corso di etnologia.

Un giorno come tanti, a inizio anno accademico, un nostro compagno, Matteo, ci dice “ragazzi a gennaio si va a Parigi per una serie di conferenze sull’etnologia, mettetelo nel piano di studi che ci divertiamo!”. Iniziamo così a seguire il corso in questione. A gennaio andiamo a Parigi. Tra gli scioperi dei tassisti, le conferenze e il museo del sesso visitato per puro caso, ciò che mi fa sorridere la memoria è il ricordo del mio primo sabato sera a Parigi. Dopo esserci guadagnati il tardo pomeriggio, libero da conferenze etnologiche, giriamo per la città finché non arriviamo davanti a Notre Dame, intorno alle 20.00. Vediamo in lontananza le luci della Torre Eiffel e decidiamo di andarci a piedi. Sì a piedi, seguendo la Senna, il lungo Senna per la precisione, il tragitto che fanno i bateaux mouches. Gennaio 2000, ore 20, 2° C. “Camminiamo che intanto ci scaldiamo”…la vediamo in lontananza. Con noi anche un ragazzo che è arrivato a Vercelli dalle Canarie con lo scambio Erasmus. “Poverino”, mi sono detta, “già a Vercelli rispetto alle Canarie, adesso in una delle città europee più suggestive a piedi e al gelo”.La vediamo sempre più vicina, ma ancora troppo lontana. Finalmente arriviamo a destinazione. Dopo quasi un’ora di cammino ci ritroviamo sotto le luce della Torre più famosa del mondo. Siamo a Parigi, di sabato sera. Ci guardiamo infreddoliti e ci diciamo “E adesso cosa facciamo?”. Un nostro compagno del corso iscritto a filosofia ci dice “è la domanda che mi faccio ogni sabato sera. Però a Biella.” Io decido allora di trovare un altro obiettivo: cercare il ponte dell’Alma per rendere omaggio a Diana. Non sono entusiasti della mia idea,ma non avendo altre alternative immediate mi stanno dietro.”Dovrebbe essere da queste parti”. Chiediamo a due della gendarmerie indicazioni e ci dicono “Pont de Alma”?..e noi “si si, le pont de Dianà!”..ci guardano straniti e ci dicono dove andare. Pazzi ovunque nel mondo, sarà stato il pensiero.

Alla fine arriviamo al famoso Pont. Fiori, poesie, parole. “Ok e adesso?”. Andiamo avanti, arriveremo da qualche parte, siamo sulla strada statale e non è il massimo,poi decidiamo. Arriviamo qui.

Champs Elysees , ore 23 ( non chiedetemi come ci siamo arrivati, non me lo ricordo, probabilmente a piedi)… decidiamo di tornare in albergo che era in periferia. Come? Poveri studenti squattrinati, con la metropolitana! Sì…peccato però che il servizio si arrestava alle 23. Beh, allora prendiamo un tassì! Ed è lì, proprio lì che il Fato inizia a giocare le sue carte…quel sabato sera, a quell’ora a Parigi non c’era un tassì neanche a rubarlo. Perchè? SCIOPERO.

Eravamo in 6. Decidiamo di fare autostop. Mai fatto in vita mia. Dovevamo fermare almeno due auto. 3 ragazze e 3 ragazzi. Passa un taxi giallo con le luci spente e ci avventiamo su di lui. Ringrazio ancora adesso quel padre di famiglia che ha avuto compassione per tre studentesse universitarie sprovvedute in centro Parigi. Dei tre maschi chissenefrega. Aveva appena finito il servizio della fascia oraria obbligatoria e voleva tornare a casa. Ha fatto una deviazione. Incuranti dei nostri 3 compagni maschi siamo salite e abbiamo augurato loro buona fortuna.

The morning later…li ritroviamo a colazione e ci dicono di essere stati caricati da una miliardaria che stava andando alla festa di un’amica. Musica, cibo e alcol. Una delle più belle feste a cui avessero partecipato. Decisamente, il loro sabato sera è stato memorabile. Ah, Paris. Libertè, egalitè, fraternitè. Chapeu!

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One thought on “Tempo di nostalgie…

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