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Non potevo non pensarti…

Accanto alle sensazioni olfattive che rievocano ricordi apparentemente sopiti nel nostro subconscio, ci metto anche le stimolazioni visive e uditive. Con assoluta certezza Posso affermare che ogni volta che sento una canzone di Biagio Antonacci, mi viene in mente la mia amica Patty. Ogni volta che sento Riccardo Cocciante mi viene in mente una delle sue canzoni più famose, Margherita, e, di conseguenza, mia madre che all’età di 6 o 7 anni me l’ha fatta ascoltare più e più volte con le cuffie perchè le scrivessi il testo …

Io non posso stare fermo, con le mani nelle mani, tante cose devo fare prima che venga domani…

..eh…cade giusto a pennello! Ricordi, associazione d’idee, pensieri. Il filo conduttore di questa mia prima settimana virtuale è proprio questo, l’associazione di idee.

Non potevo non pensarti… e scriverti non appena l’hanno inquadrato! Ho sentito quella canzone e mi sei subito venuta in mente! Ieri sera ho ricevuto un uozz (whatsapp) da un’amica durante la visione di una serie televisiva che mi appassiona: “Immagino cosa stai guardando!!!!!”. Non ha sbagliato, stavo proprio guardando quello a cui faceva riferimento…e no, non ve lo dico, e’ un segreto…tanto chi mi conosce lo sa! Ed è qui che sta il punto: quanto ci/si conoscono le persone che ci stanno accanto? Come si misura la conoscenza?

Dopo quel primo messaggio si sono susseguite una serie di battute che mi hanno fatto sorridere e mentre ridevo, pensavo che certe cose non cambiano mai. Per fortuna. Poche certezze, alcune difficilmente mutano. E dovrebbero essere quelle che fanno da contorno alla nostra esistenza. Le stesse che devono superare la prova del tempo, delle discussioni, delle divergenze. E quando si superano si sale sul podio. Quel podio che ci permette di dire esattamente quello che pensiamo, di sapere esattamente come comportarci con quella o quell’altra persona, di sapere quali tasti toccare per sentir suonare una determinata melodia o per evitare associazioni di note imperfette….effettivamente il pianoforte, con l’apprendimento dei suoi bianchi e dei suoi neri,  potrebbe rendere l’idea del “come si misura la conoscenza”.

Quando ho iniziato a suonare il piano avevo 9 anni. Mi hanno sempre detto che appena nata ero mani e piedi ( che bell’immagine!) e crescendo la frase storica è stata “dovresti suonare il piano, hai le mani da pianista”. Mia mamma si è lasciata abbindolare e mi ha iscritta ad un corso di pianoforte. Ho resistito 5 anni. Mi piaceva ma facevo sempre le stesse cose, mi sembrava di non andare mai avanti. Solfeggio, scala, una mano, poi due mani, scala di do, scala di fa… non andavo avanti perchè non m’impegnavo come avrei dovuto. Dovevo studiare, ripetere gli esercizi più e più volte finchè non mi venivano perfettamente…ci voleva del tempo, mentre io invece, una volta imparato a leggere le note volevo già saper improvvisare! Certo, che presuntuosa. Diedi la colpa al professore dicendo che mi faceva fare sempre le stesse cose e convinsi mia madre che preferivo giocare a pallavolo. Lei no. Io sì. Vinsi io e  così fu. Imparare a suonare il pianoforte richiede anni. Il discorso è questo: per conoscere e sapere c’è bisogno di tempo, di apprendimento, di volontà. Sempre. Le intuizioni o le sensazioni sono piccoli misteri irrazionali del nostro io, che a volte ci aiutano a volte no, ma non possiamo farvi sempre affidamento. La conoscenza dell’altro è frequentazione, ascolto, pazienza, sensibilità. La ripetizione del legame causa/effetto: se mi comporto così, reagisce così, se invece faccio cosà forse è meglio…tutti ragionamenti che si fanno quando s’inizia a conoscere bene qualcuno.

Durante l’adolescenza è più difficile conoscere qualcuno nel vero significato della parola. C’è più tendenza a lasciarselo alle spalle dopo uno scontro o una differenza d’opinione. Si è più volubili: è più semplice cambiare idea e anche persone. Per questo man mano che cresciamo diventiamo più saggi e più volitivi ( a volte, dipende poi dal carattere). Io ad esempio non so se sono diventata più saggia o meno, però sono cambiata nella considerazione del rapporto con gli altri. Una volta cercavo sempre l’approvazione di tutti: dai miei amici ai miei genitori, non volevo deludere nessuno.Un’ arma a doppio taglio il cui rischio è quello di privarsi del proprio benessere. Adesso invece sono molto più selettiva: decido di investire il mio tempo se c’è uno scambio e se c’è volontà. In caso contrario, evito. Non voglio sprecarlo, la vita nel suo andare avanti non risparmia nessuno e mi sta insegnando che il tempo va goduto a pieno nella sua scorrevolezza e nel rispetto di esso stesso.

La misura della conoscenza può quindi essere il tempo senza misura.

The Morning Later è la scelta di condividere frammenti del mio tempo. Con voi.

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