aspettativa, corinne noca, lettura, the morning later

Sognando New York

Non so quanti di voi siano già andati a New York o desiderino farlo, ma per me è sempre stato un sogno. Per circa dieci anni, ho tentato di raggiungerla senza esserci mai riuscita, pur facendo la hostess. Destino beffardo o no, prima in Lauda, poi in Alitalia, io gli States li vedevo col binocolo.

Sono sempre stata affascinata da questa metropoli, un po’ per l’immaginario comune trasmessoci dalle serie televisive, da Friends a Sex and the city, un po’ perché ha sempre rappresentato il “yes you can”. Almeno una volta nella vita ci sarei voluta andare, ma sembrava che il destino si fosse accanito contro questa mia idea. Nel 2001, a 21 anni, non ho avuto il coraggio di abbandonare il mio fidanzatino di allora andando un anno negli USA a fare la ragazza alla pari. In più, s’era messo pure Bin Laden con l’11 settembre. Quando si calmarono le acque, cercai di organizzare una cinque giorni a New York, con due amiche, Laura ed Elena: al momento della prenotazione entrambe si accorsero di avere il passaporto scaduto. Le tempistiche si allungarono e persi “l’attimo”. Finalmente, nel 2009, ci sarei dovuta andare in viaggio di nozze: se il matrimonio non si è celebrato, figuratevi la luna di miele.

A quel punto, rinunciai. Ogni volta che mi proponevo di andarci, succedeva qualcosa che me lo impediva. Considerandomi una fatalista, a New York, come al vestito rosso, diedi un valore particolare: ci sarei andata, ma non l’avrei dovuto decidere io, almeno la prima volta. Qualcun altro avrebbe dovuto scegliere per me.

E di nuovo, devo ringraziare l’uomo del monte: mio marito.

Sdraiato sul divano una sera di  gennaio mi dice: “Basta, io voglio andare ad Honolulu!”.  Però, un po’ più lontano no?! Iniziai a guardare i voli e ogni volta che ne trovavo uno che andava bene c’era uno scalo di diverse ore a New York. Fabri colse la mia sofferenza interiore e mi disse: “Senti, approfittiamo dello scalo e inseriamo qualche giorno a New York”. GRAZIE.

Atterrare al JFK e mettere piede sul suolo americano è stato l’avverarsi di un sogno. Il sogno americano. Il mio per lo meno. Se l’idea di andarci non era stata mia, l’organizzazione sì. Avevo concentrato tutto ciò che avrei voluto vedere in tre giorni, calcolando  ed ottimizzando i tempi, prendendo la metropolitana e sapendo esattamente come e dove andare. Avevo programmato i tempi di attesa in aeroporto, ipotizzato l’arrivo in hotel e dove saremmo andati a mangiare. Lo ammetto, avevo previsto tutto e non volevo perdere nessun minuto. E chiaramente, avremmo fatto tutto rigorosamente a piedi o al massimo con la metro.

Purtroppo, non avevo fatto i conti con l’ernia lombare di mio marito (allora ancora fidanzato), che aveva deciso di venire anche lei con noi. La terza incomoda. Non poteva filare tutto liscio.

Abbiamo percorso tutta Manhattan a piedi, da Central Park a Battery Park, il molo per imbarcarsi verso la Statua della libertà. Andata e ritorno. Io ero come una bambina al luna park. Fabri mi ha odiata. Ancora oggi, raccontando di quel viaggio, dice che sono stata una sadica a fargli tutta Manhattan a piedi. Vi dico solo che davanti al ponte di Verrazzano lui mi ha fatto credere che fosse quello di Brooklyn: “Lo vedi, è lì? Adesso andiamo…”. C’ha provato, ma durò il tempo di uno sguardo verso quello vero. Poverino, stava patendo le pene dell’inferno: ebbi pietà ed evitammo di percorrerlo. Per quanto gli stesse piacendo visitare la città e scoprirla, la sua amica ernia non lo mollava; in più, non vedeva l’ora di godersi le Hawaii di Magnum P.I. godendosi una settimana di puro riposo.  Io invece volevo andare, visitare, guardare tutto: Tiffany (fatto), Central Park ( fatto), MOMA ( fatto), Statua Libertà ed Ellis Island (fatto), ponte di Brooklyn (visto), Broadway e un musical (Priscilla La Regina del deserto), Harlem e il gospel (fatto tutto). Oltre allo shopping.

New York è stata molto più di quanto mi aspettassi: ci si dimentica spesso che è una città sul mare; ci si aspetta un cielo plumbeo come in una qualsiasi altra metropoli, invece non è così. Il cielo è azzurro, l’aria di marzo è pungente e fresca, gli spazi sono enormi, i marciapiedi ampissimi e non si ha mai la sensazione di caos. Tutto sembra ordinato: passeggiare in Central Park, nel polmone verde di New York, non ti fa sentire il rumore del traffico o pensare di essere in una città di otto milioni di abitanti.

A volte quando ti aspetti molto da qualcuno o qualcosa, rischi di rimanerne deluso: la grande mela non l’ha fatto, anzi. Mi ha strappato la promessa di tornarci. Questa volta però con la mia amica Fede per i nostri 40 anni. Fabri mi ha detto che mi toglie la carta di credito. Io spero di non avere l’ernia.

Standard

9 thoughts on “Sognando New York

  1. New York è la mia città preferita in assoluto! Ci sono stata e non vedo l’ora di tornarci, ha un’atmosfera assolutamente magica! Anche io quando ci sono stata ero instancabile e correvo ovunque assolutamente entusiasta di tutto, per la gioia di chi doveva accompagnarmi in giro!

    Mi piace

      • Tantissime cose… Central Park quando vedi i grattacieli che spuntano tra gli alberi e le persone che vanno in giro e gli scoiattoli. Times Square e andare in giro a piedi per Manhattan guardando in su i grattacieli. Il fumo che esce dai tombini. Il museo di scienze naturali (ho visto anche gli altri ma me li ricordo meno perchè è passato un po’ di tempo). Il Greenwhich Village e quel quartiere con le case con gli scalini davanti… TUTTO insomma! E a te?

        Mi piace

      • Il fumo dei tombini e’ cio’ che ha colpito subito mio marito: proprio come nei film ha detto! Anche a me tutto: gli scoiattoli mi avevavo stupito! Ma la cosa che ho piu’ apprezzato e’ stato poter camminare senza aver timore di essere investita da orde di gente,poter guardare in su e vedere il cielo azzurro, e piu’ ancora vivere lo spettacolo a Broadway. Li, ho capito che loro sono i migliori!

        Liked by 1 persona

  2. Ecco, lo spettacolo a Broadway è una cosa che non ho visto, ma che vorrei vedere assolutamente la prossima volta! E anche il gospel a Harlem, di cui hai parlato nel post. A parte che a NY ci tornerei in qualsiasi momento anche solo per rivedere le cose che ho già visto!

    Liked by 1 persona

    • guarda lo spettacolo ad Harlem era il gospel di una messa domenicale…purtroppo non è stato un gran che, credo valga di più la pena vedere un coro gospel esibirsi che sentire degli spirituals cantati a messa per i turisti..avevo prenotato attraverso un sito “visiting NY” e quello è stato l’unico evento che non mi ha soddisfatta a pieno!

      Liked by 1 persona

      • Io sono stata a una messa ma era cone quelle normali in Italia (infatti ero ospite in famiglia e la domenica successiva ho detto alla mia host mom che se non le dispiaceva avrei preferito dormire e lei si è fatta una risata!). Le messe di Harlem sono come quelle che so vedono nei film in cui il predicatore parla e tutti rispondono tipo “Ha ragione!”e “”Sì, è vero!”? Me lo sono sempre chiesto!

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...