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Vi racconto mio marito

Il vestito rosso a Lui non è mai piaciuto. In realtà il rosso è uno di quei colori che non ama. Io sì. Lui è più per i colori tenui, “pastellati” come li definisce: il beige, l’ocra, il sabbia, il bianco…i colori coloniali per intenderci. Lui è per le linee classiche, semplici, senza rouches, senza fronzoli, quelle che delineano la figura di una persona. Lui  è per Armani. Non è per i voulant, voulanin. A me non dispiacciono se non sono troppo esagerati. Lui ha sempre qualcosa da dire sul mio abbigliamento, sulle mie scarpe, sulle mie borse, sui miei capelli. Lui mi ha salvata. Lui è un grandissimo rompipalle, ma senza di lui non saprei cosa fare.

Vi racconto mio marito, Fabrizio.

Un uomo bellissimo. Biondo e brizzolato (ha mille colori in testa), occhi azzurri, un metro ottanta per ottanta chili (così mi aveva detto quando c’eravamo conosciuti, ma secondo me, aveva qualche chilo in più) apparentemente molto serio. Apparentemente perchè quando lo conosci, ti rendi conto che fa morire dal ridere. Educato, con un italiano perfetto, Fabrizio è un uomo d’altri tempi. Un uomo. Già definirlo così oggi ci fa capire come siamo messi a livello di fauna maschile.

Non è stato un colpo di fulmine, ma quando l’ho conosciuto e ho iniziato a frequentarlo avevo capito che sarebbe stato il padre dei miei figli. Sensazioni. Sesto senso. Chiamatelo come volete. Lui no. Mica lo sapeva. E probabilmente manco ci sperava. Era talmente ferito e deluso dalle donne, che viveva giorno per giorno cercando di prendere quello di buono che veniva dal rapporto, con cautela e saggezza. Io, che ero alla soglia dei trent’anni, con tutte le amiche sposate con figli etc mi vedevo già una zitella inacidita, e come sempre capita in noi donne, non avendo nemmeno più quindici anni, cercavo di fargli capire che ero quella giusta. E in mente mi rimbombava la frase di un mio vecchio amico sulle donne passate i 30: “30+1? Spacciate…”. Non li avevo ancora, ma ci stavo arrivando.  Insomma, un uomo così, lo dovevo acchiappare al volo e non mollarlo più. Si fanno sempre i conti senza l’oste. Lui non è mica stato così facile da acchiappare. Reduce dal reparto grandi ustionati, aveva la speranza giusta ma non si voleva più fidare del cuore, mettendoci sempre quel tocco di razionalità che gli avrebbe permesso di non fare ulteriori errori. D’altronde, se io stavo arrivando al tre davanti allo zero, lui aveva passato di tre i quaranta (non mi ero mai accorta che il numero tre si ripete così…io sono anche nata il 23, mentre Fabri il 3…mi sa che lo giocherò al lotto!…tre volte!) e aveva la giusta maturità per non perpetrare un rapporto che avrebbe potuto considerare inutile. E così anche lui, con il tempo che c’è voluto, c’ha creduto e mi ha salvata dal 30+1.

Bello, buono, bravo, intelligente, creativo, curioso, sensibile, timido. Irascibile, permaloso (anche se non lo ammette), testardo, pignolo. Un perfezionista in ogni cosa che fa. Non siamo a livelli maniacali, ma di rompimento sì.

Non vi dico averlo in cucina. Lui è molto bravo: quando abbiamo iniziato a frequentarci mi aveva preparato una cena, imbandendo la tavola di ogni leccornia possibile immaginabile e il tutto fatto da lui. Fantastico. L’ha giusto fatto quella volta. Poi forse si è dimenticato. Mi chiedo ancora se l’ho sognato o se fosse stato reale. Avendo Gordon Ramsey a casa, ti verrebbe da dire, “che bello cucina lui”. Eh no. “Senti, io ho già passato la mia vita precedente a cucinare, vorrei arrivare a casa  e trovare la cena pronta il più delle volte”. Ecco, te pareva. Gli è andata bene che si è messo insieme ad un Leone, poco competitivo. Dovevo eccellere. Mi è sempre piaciuto cucinare, ma non ho mai avuto modo di applicarmi in passato, un po’ per il tempo, un po’ perché non c’era nessuno che lo pretendeva. Per assurdo cucinavo di più quando vivevo a casa con i miei genitori, quando sono andata a vivere da sola, mi sono impegnata poco. Però non mi è mai dispiaciuto. E così, la cucina è diventata una sfida. E sono diventata, diciamo “bravina” dai. Lo dovrebbe dire lui, ma secondo voi lo ammetterebbe? Io so già cosa risponderebbe alla domanda “La Cò cucina bene?”. “Uhm ma sì, adesso sì. Dopo il bollito secco e le lasagne crude, sì”. Non è che dice “Sì, sì è diventata brava”, no! Lui prima ti fa ricordare la cosa negativa, poi ti elogia. (La storia del bollito secco ve la racconterò un’altra volta, abbiate pietà).

Ma ha capito tutto. Ha capito che così facendo mi tiene sul filo del rasoio. Per domarmi deve punzecchiarmi, facendosi odiare e stimolando in me tutto ciò che può servire per sentirmi elogiata. Sono Leone, sono donna e sono anche un po’ vanitosa. Necessito di complimenti. Soprattutto dall’unico che me li dovrebbe fare e che usa il contagocce per farmeli!

“Ti rendi conto che passi la metà del tuo tempo a odiarmi? Ma ridi un po’!”. Mi dice.

Piantiamo di quelle litigate che sembra sempre che dobbiamo lasciarci da un momento all’altro. Poi, a me non passa in 5 minuti. A lui sì. Prima ti dice tutto quello che pensa, s’incazza e rigira tutto su di sè parlando sempre al plurale: “Voi non mi capite, ecco, etc…”. Come Ally McBeal. Ma voi chi? Siamo io e lui! Poi però ti guarda e ride. E io non posso fare a meno di ridere con lui e riappacificarmi. A volte.

E’ vero, passo metà del mio tempo a odiarlo. Ma lui non sa che è un odio pieno d’Amore.

T’a capì? 😉

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7 thoughts on “Vi racconto mio marito

  1. Cristina Sasso ha detto:

    davvero Patty tutti uguali!!!a me il fabrizio è stato subito simpatico e spero di poter condividere di nuovo qualche momento con voi!!M a anche la Didi è nata il 23 vero??

    Liked by 1 persona

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