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Ci conosciamo da sempre

Tutti noi abbiamo degli amici. Uno solo, due, tre…e secondo me, al di là di ciò che dicono le statistiche, non c’è un numero unico che possa essere considerato valido. Si è soliti dire che di amici veri ce ne siano pochi nella vita delle persone e che si possano considerare tali solo se si supera la prova del tempo. Il tempo porta con se un bagaglio di fatti, avvenimenti, situazioni che si sono potuti condividere con gli amici e in ugual modo, periodi che sono stati testimoni di nuovi rapporti, rotture o ricostruzioni dopo eventuali silenzi.

Quelli che io chiamo AMICI, lo sono davvero: tra questi ne annovero sia di lunga data, che recenti. Ma non è detto che, per il semplice fatto che ne conosco qualcuno da più tempo, io li consideri più fraterni di altri o viceversa. E’ la qualità che fa la differenza. E non è che uno sia migliore dell’altro; con ciascuno ho un rapporto diverso, che ho costruito a seconda della persona, del suo carattere e del suo atteggiamento nei miei confronti. Spesso si tende a confondere l’amicizia con la sola confidenza, ma non credo che svelare il proprio intimo sia una cosa fondamentale. L’intimità nasce quando ci sono dei pensieri che ci tormentano e abbiamo bisogno di rivelarli per avere un consiglio o semplicemente per essere ascoltati. Però non è solo questo che ne innalza il grado: è la  sincerità che sta alla base della reciprocità dell’affetto, della stima e della considerazione verso l’altro. Questo fa la differenza. Io posso anche non confidarmi, per svariati motivi, perché sono introversa, chiusa o non ne ho voglia. Chi mi conosce e mi capisce sa che c’è qualcosa, e non è necessario che sappia precisamente cosa sia: è comunque disposto a darmi il suo appoggio incondizionato, fosse anche solo con una parola o con un abbraccio, se presente.

L’amicizia con una delle mie più grandi amiche è nata vent’anni fa da un’antipatia reciproca, provocata da un’amore adolescenziale in comune (tra l’altro, questo amore è stato anche l’unico, visto che poi è diventato suo marito: in fondo non aveva tutti i torti a volerlo con le unghie e con i denti). Mi ricordo che una volta mi chiese anche se volevo del cianuro al posto del the, così da farmi fuori subito (pensate un po’ quanto mi amava!).  E ovviamente, tutto questo, in maniera diretta. Superato quel momento, lei ( che quando voleva, poteva essere una grandissima stronza a causa del suo caratteraccio da Ariete indomabile) iniziò volontariamente un rapporto con me, prima ricominciando a salutarmi ( “come mai mi saluti?” – “hai cambiato fratello”-ridendo…), poi, iniziando a condividere pensieri relativi a determinati atteggiamenti che ci davano fastidio nelle persone. Tra donne s’inizia sempre criticando qualcuno…

E’ stata un’amicizia GRANDE, INTENSA, VERA: siamo state distanti per anni, essendosi trasferita in un altro continente, ma abbiamo saputo reciprocamente stare in sintonia, capirci senza sentirci, esserci al momento giusto e litigare quando era il caso.  Abbiamo condiviso   i momenti più belli della nostra adolescenza, e tanto altro ancora dopo. Lei non aveva peli sulla lingua, né mezzi termini per affrontare le situazioni. Era decisa e coerente. E sapeva cosa voleva. Il più bel regalo di Natale che mi ha fatto è stato spronarmi a riprendere in mano la mia vita quando stavo per compiere uno dei più grossi errori che avrei mai potuto fare. E vi assicuro che in quel momento lei aveva ben altro a cui pensare, altro che i miei futili problemi di cuore. Ma era così.

Suo marito, quell’effimero amore adolescenziale, anzi, meglio definirlo “cotta”, mi conosce invece da quando sono nata. Quando non ti ricordi come hai conosciuto qualcuno è perché lo conosci da sempre, un ricordo rinchiuso in uno di quei cassetti della memoria infantili che difficilmente riesci ad aprire, in quanto troppo lontani. Ma che grado di conoscenza abbiamo in realtà? Nonostante 34 anni di vita, Ale ed io non abbiamo mai avuto un vero rapporto di “scambio”. Entrambi sapevamo di poter contare l’uno sull’altra, se volevamo dirci qualcosa lo facevamo attraverso Jenny, ma se avessimo avuto bisogno di parlare, ridere o scherzare…uhm, no, non ci sarebbe venuto in mente di farlo. Sua moglie era la mia migliore amica: ciò che sia lui che io sappiamo l’uno dell’altra è anche grazie a lei. Lei mi parlava di lui, e, con lui, parlava di me. Così come faccio io con Fabri. Normalissimo.

Ho scelto di parlare di Ale, nonostante le sue paure, perché rappresenta il cuore di questo post: l’amicizia e il tempo.

Questo post è iniziato con l’idea che il tempo sia il metro che possa misurare il grado e la forza di un’amicizia. Da quando Jenny ci ha lasciati, Ale ha iniziato a comunicare con me, scrivendo e parlando, come non aveva fatto prima. E’ vero che mi sono messa a sua disposizione, ma penso sempre che se qualcuno non vuole farlo, non lo fa. Ci sentiamo spesso, grazie agli skype, ai whatsapp e ai facebook, ridiamo e scherziamo per la maggior parte delle volte, e affrontiamo anche molti argomenti seri, come la famiglia, i bambini, il futuro: tutto quello che rappresenta la nostra visione della vita, ciò che ci fa stare bene e male allo stesso tempo, le nostre preoccupazioni, le nostre paure, le nostre aspirazioni. Io credo di essere abbastanza obiettiva e critica  nei suoi confronti, così come lui lo è con me. Lui sa che può dirmi tutto ciò che gli passa per la mente perché non lo giudico. Gli do consigli, ma non lo metto sulla forca. Il nostro legame si è evoluto: da semplice riflesso è diventato un rapporto fraterno.  La sorpresa è che siamo più amici adesso rispetto a prima; è come se in quel puzzle incompleto, che avevamo iniziato a creare anni fa quando frequentavamo la stessa compagnia, iniziassero ad incastrarsi pezzi che erano lì, sotto i nostri occhi, ma che non si riuscivano a scorgere perché affannati e presi dalla vita quotidiana e dalla non necessità di scambio. Abbiamo iniziato a conoscerci davvero, scoprendo di essere anche molto simili  e sapendo anticipare eventuali problemi che ci affliggono.

Alla fine non esiste una regola che dice “X anni=amicizia”. Posso chiamare Ale Amico solo ora, nonostante ci conosciamo da sempre.

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