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L’ago della bilancia

È tempo di feste. Il Natale, con la Pasqua, porta sempre qualcosa in più nella vita delle persone: i chili! Io, non so voi, ma la mia personale lotta con l’ago della bilancia la faccio risalire a tempi immemori, probabilmente già dalla pancia di mia mamma. Lei che è sempre stata magrissima, quando è rimasta incinta, ha messo su 25 chili. Va bene che poteva essere sottopeso e quindi aver aggiunto quei 5 chiletti in più, ma gli altri 20?? Portava forse in grembo una che il cibo non l’avrebbe mai schifato nel corso degli anni? Sí, è così.

Ci sono persone che se mangiano più del dovuto o sgarrano, mettono su subito qualche etto, altre che possono scrofanarsi tutto e non prendere un grammo. Ovviamente io appartengo alla prima categoria. Poi, mio marito, che me ne dice continuamente, afferma che la mia conformazione è così, i “neri han tutti le ossa più grosse e quindi più pesanti”. Mah. Io non sono di questo avviso. Con lui  è uno scontro continuo a causa del fisico e del peso. Non mi era bastata mia mamma, durante l’adolescenza, no, pure il marito. Ah, benedetti Arieti.

Il problema è che sono golosissima: toglietemi tutto, ma non i dolci. Soprattutto il cioccolato. La Nutella, poi…propongo un Sig. Michele Ferrero santo subito: lei sarà il mio idolo per tutta la vita, mi creda. A casa la Nutella la comprava papà, goloso quanto me. Solito DNA. Poi, sapendo che mi piaceva, ha iniziato anche mamma. Purtroppo non sono mai stata in grado di dosarmi. Se aprivo un bicchiere o un barattolo, ero capace di finirlo tutto in quel momento. A cucchiaiate, coi grissini, coi TUC (l’accoppiata dolce/salato fantastica), a volte anche con qualche biscotto, fagocitavo questa magnifica crema come un pac-man. Il problema, allora, diventava negare di averla mangiata e quindi dimostrare che il barattolo non era finito. Non c’era via di scampo: eravamo tre in casa, tra cui mio padre, che di certo non se la mangiava in un giorno, mia madre che non ha mai toccato i dolci fino a quando non li ha scoperti con il primo problema di cuore, dieci anni dopo. Probabilmente si sarà detta che era meglio godersi le dolcezze della vita che le amarezze. Perciò l’unica indiziata non potevo che essere io. Ma come nascondere la pietra dello scandalo? Semplice: ricoprire dall’interno le pareti del vasetto con la Nutella che avanzava, facendolo sembrare sempre pieno. Che astuzia. C’avete mai pensato? In questo modo, passavano anche dei giorni e nessuno se ne accorgeva.  Per un po’ mi è andata bene. Quando mia madre mi scoprì, chiaramente oltre alla Nutella, finì tutto, anche l’acquisto. La crema di nocciole più famosa d’Italia divenne un premio da meritare in grandi, grandissime occasioni. Cioè MAI.

Mia madre ce l’aveva col fisico. Lei, che aveva sfilato per la moglie del presidente Mobutu, non poteva concepire una figlia “cosciona”, almeno a 14 anni. E così via: “Co’ stai attenta qui, Co’ stai attenta lì, Co’ il sedere, Co’ vuoi diventare come le mamà in Africa…”…e quindi, sono cresciuta con sta cantilena e col complesso del sedere grosso. Non sono mai stata una ragazza “slim”, alla Olivia di Braccio di ferro, per dire; mi sono sempre reputata normale, ma il complesso del “culo grosso” ce l’ho ancora oggi, che non è propriamente “piccolino”. Mettevo maglioni più grandi di me pur di nasconderlo. (A riguardare alcune foto d’epoca mi viene da piangere: “In che stato ci conciavamo???!”. La moda degli anni ’80 e ’90 credo sia stata una delle più brutte in assoluto, tra spalline, pantaloni a vita alta, maglioni oversize…per carità! ).
Tornando a noi, alla fine sta lotta verso il modello proposto e propinato in televisione ( e da mia mamma) ha preso il sopravvento: ho cominciato a fare jogging, poi palestra con i vari step, aerobica, aerobox, spinning e chi più ne ha più ne metta. Solo grazie alla pallavolo e agli allenamenti sono riuscita a tenermi più o meno in forma costante per diversi anni . Ne avevo anche 15 in meno di adesso, e si sa, le calorie a vent’anni si bruciano anche stando seduti…

Quando ho smesso di giocare sono iniziate le grane. Non avendo più fatto nulla per due/tre anni, ho vissuto di rendita durante il volo. Atterrata definitivamente, i chili lievitavano come l’impasto per la pizza. Dovevo far qualcosa. Così, iniziò l’era Jane Fonda. Eh si, esercizi a casa. Grande Jane. Avevo comprato due videocassette all’Esselunga in lingua originale, quindi mi sorbivo due tranches da 45 minuti della sig.ra Fonda in inglese che diceva “squeeze when you come up” quando era ora di fare gli squat. Mi ammazzava ogni volta. Davanti alla TV come quelle americane che fanno esercizi mangiando un club sandwich, seguivo il corso e mi ritrovavo a parlarle: “Basta Jane, basta!” e lei invece andava avanti cantando incurante con le sue due collaboratrici (facendo prima gli squat, poi gli slanci laterali con le gambe): “I’m in the Army now, I’m in the Army now”. Un incubo. L’allenamento dei Marines personalizzato a casa. Delle sudate…e ogni volta che lo facevo, dicevo tra me e me: “se stavolta li perdo, giuro che non li riprendo più, basta!”.

Sì, magari. Uno yo yo continuo.

Insieme agli esercizi, ho provato anche tutte le diete possibili e immaginabili: Weight Watchers, Montignac, la dieta del minestrone, la Dukan, la Messegue. Tutte. Chiedetemi e vi saprò raccontare la storia di ognuna di queste.

Sono passati più di dieci anni da allora, nel mentre ho anche partorito un anno e mezzo fa. Ho poco da prendere in giro mia madre: di chili, io ne ho messi su venti. Credo. Ad un certo punto mi sono rifiutata di salire sulla bilancia. Anche dalla ginecologa trovavo scuse del tipo “ho fatto colazione, al mattino quando mi alzo peso meno”, risposta della dottoressa: “una colazione da un chilo??”. Forse anche mia figlia farà parte della categoria “mangio e ingrasso”, o forse no. Glielo auguro.

Quella è stata la lotta più dura, ma ce l’ho fatta. E senza Dukan nè altro, se non costanza, volontà e continua attività fisica. Allattavo, mi alzavo ogni mattina alle 6 e facevo dai 20 ai 60 minuti di cyclette a seconda di quanto tempo riusciva a dormire la piccola. L’obiettivo era perderli. Avevo consultato una nutrizionista per gli ultimi quattro chili che faticavo a buttar giù perché avevo capito che dovevo avere un metodo. La dieta non è sacrificio, non è togliersi chissà cosa per un periodo di tempo. È uno stile di vita, è saper mangiare bene, nutrirsi quando è necessario, concedendosi il giusto piacere. Quando si capisce questo, vuol dire che si sta già intraprendendo il cammino giusto.

Ebbene, buttai giù tutti quei chili.

Per un po’ , è andata bene. Oltre al peso acquisito durante la gravidanza, ne persi ancora altro ( ma per quello devo ringraziare la vivacità di mia figlia…).

Quest’estate mi sono risposata ed ero esattamente come avrei voluto essere. Giusto il tempo di un’estate e della prova costume che non ho indossato, visto l’autunno piovoso anticipato a luglio ed agosto. Ho già ripreso tre chili che non vogliono andare via. Si sono attaccati alla mia pancia e ai fianchi. E non oso immaginare come sarà dopo Natale. Il jeans che non si chiude più, la prova allo specchio, la prova costume…uno stress che continua da 25 anni…

E’ inutile, io questa lotta non la vincerò mai, ma sapete cosa vi dico? L’importante è stare bene con se stessi, chilo più, chilo meno, perciò chissenefrega: W la Nutella e buone feste!

😉

 

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