corinne noca

Credimi.

Mamma non sono stata io. Mamma non è colpa mia.

Credimi.

I bambini dicono spesso queste frasi, anche quando sono colpevoli. La tendenza a nascondersi per paura delle conseguenze è una cosa tipicamente infantile. Le bugie, l’ho già scritto, che siano mezze verità, taciti silenzi o menzogne vere e proprie, nascondono un disagio interiore che è difficile da analizzare a freddo. Il più delle volte si vuole scappare dalla responsabilità e la strada più facile è questa. Ma cosa dire, invece, quando si viene accusati ingiustamente e non si viene creduti?

I fatti di cronaca quotidiani ci fanno riflettere su questo tema: imputati che affermano di essere innocenti, prove inquinate dai cosiddetti esperti di settore, prove inconfutabili e sentenze di concorsi in omicidio senza reali colpevoli. In tutti questi casi c’è sempre una percentuale di insicurezza: diranno la verità o no? Ognuno di noi, in base a ciò che sente, legge, ascolta o semplice sensazione, si fa la propria idea di innocenza o colpevolezza. E la maggior parte delle volte, anche quando viene dimostrata la realtà dei fatti, la nostra opinione fatica ad accettarla se contraria all’imprinting iniziale.

Ribaltiamo il concetto su di noi: vi è mai capitato di dover dimostrare di non essere colpevoli ( in senso molto più stretto) di un fatto ( che, per carità, non dev’essere un omicidio!) e non essere creduti? Di dover insistere per far valere la vostra verità perché non avete convinto il vostro interlocutore?

A me sì. Diverse volte, e credetemi, è mortificante. Lo è quando vieni accusato ingiustamente sul lavoro, prendendoti la responsabilità di un altro, quando tu non ne hai colpa, ma lo è soprattutto quando è un tuo amico a non crederti e a causa della sua idea malsana, cambia atteggiamento nei tuoi confronti e non ti considera più. E ancora peggio, pensa che tu abbia agito in quel modo in maniera premeditata. Tu fai di tutto per essere ascoltato, esponi le tue ragioni ma niente. Il tuo interlocutore rimane sulle sue e non si smuove da lì. Cosa fai? Io ad un certo punto ho buttato la spugna. Si tende a perdere la forza a sostenere la propria verità. Questo è il fatto grave.

Se si è “innocenti” non bisogna smettere di gridarlo. Ma solo se lo si è davvero. E questo lo sappiamo solo noi.

E voi, cosa ne pensate? Vi è mai successo?

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