corinne noca

La divisa dimenticata

Non sono più un’assistente di volo. Già. Forse credevano che non lo sapessi. Sono quasi dieci anni che non volo più, ma ci doveva pensare l’ENAC a renderlo ufficiale.

Due giorni fa vedo mia madre che, quando si ricorda, mi porta la corrispondenza che arriva ancora a casa dei miei. Di solito si trattava o di pubblicità o degli avvisi della banca, sempre rogne insomma. Sto giro invece, la busta ha il timbro dell’ENAC: Ente Nazionale per l’aviazione civile.

Piccola premessa.

Ho smesso di volare a maggio del 2006 con Alitalia. Posseggo ancora il CREW MEMBER con tanto di foto che ti rilascia l’ENAC dopo aver sostenuto l’esame di abilitazione ed essere stato assunto da una compagnia aerea: un documento che serve per poter passare quasi ovunque in aeroporto, una sorta di passepartout… ma ciò che ho ancora sono tutti i cambi della divisa ufficiale: gonna, camicia, giacca verde, cappotto, impermeabile, borsa, scarpe (comprate da me però). Se fossi stata una terrorista, mi sarei potuta infiltrare in qualsiasi aereo, eludere la sorveglianza e olè, fare chissà che cosa. O semplicemente, senza dover far dirottare l’aeromobile, scroccare i cosiddetti  “passaggi” per andare chissà dove, chiedendo un favore al comandante mostrando il crew member. Guardate che non è fantascienza, c’è chi lo fa.

Negli anni successivi ho ricevuto diverse chiamate per i famosi REFRESH, corsi di aggiornamento per tenere valida l’abilitazione, a cui non ho mai partecipato; poi, dopo un errore che avevano fatto con il mio codice fiscale, facendomi nascere in Niger invece che in Congo, ho faticato le pene dell’inferno per vedermi versati i contributi per quel misero anno in AZ. Ho mandato raccomandate a Fiumicino senza ricevere mai risposta, ho chiamato e mi sono sentita dire: ” Signorina, abbiamo traslocato, po’ esse che non l’emo ricevuta o l’emo persa,  la posta è andata a quel paese”, Bene, che bella organizzazione. Quando c’ho rinunciato, dopo due anni mi arriva una lettera che mi intima di presentarmi ad una sorta di CAF per mettere a posto la questione. Meglio tardi che mai.

Leggo quindi: “…(…) si dispone la revoca della sua iscrizione al registro professionale con il titolo di assistente di volo con decorrenza 01/12/2014. Le rendiamo noto che la cancellazione comporta l’inibizione dall’esercizio della professione aeronautica su aeromobili nazionali.”.

Vederlo scritto nero su bianco, anche se ormai non ci pensavo più mi ha fatto ripercorrere con la mente due anni intensi di esperienze e sensazioni inspiegabili, per quanto si possa raccontare. Corso base Lauda Air a terra, prove al centro di salvataggio con simulazione di ammaraggio, training in volo, esame di abilitazione a Roma, selezione Alitalia,…il tutto passando per Cuba, Messico, Brasile, Kenya arrivando a Beirut,Mosca,Teheran,Atene. Dal lungo raggio al corto/medio. Al mattino mi trovavo in un posto , al pomeriggio in un altro. In una giornata ho messo piede, partendo da Montego Bay in Jamaica, a Miami e a Cancun. Tre stati diversi in ventiquattro ore.  Sono stata fortunata. Ho conosciuto moltissime persone, ho condiviso momenti indimenticabili, ma pativo quel tipo di vita. Avrei potuto trarre molto da questa professione, sia a livello economico che a livello personale. Quei due anni mi hanno dato un forte imprinting per qualsiasi lavoro successivo, ordine e disciplina che mantengo ancora oggi. Ma mi destabilizzava. Io avevo bisogno di equilibrio, di tradizione. E mi sono fermata prima che diventasse un circolo vizioso, prima di essere assorbita dal volo. Ho smesso quando forse pochi l’avrebbero fatto: in tempo. Ho scelto la qualità della vita: vedere i miei cari quando volevo, pensare di metter su una famiglia, lavorare coi piedi per terra cercando la mia vera dimensione. Tutto ciò a discapito di uno stipendio che appena uscita dall’università non mi sarei mai sognata.

Sapete, quando dicono “quello guadagna un sacco, per non fare nulla…” , non giudichiamo. Alla base di un ingente guadagno, c’è sempre un sacrificio personale. Non voglio parlare di stipendi esagerati come quelli dei nostri politici, ma rimaniamo nel mondo del lavoro serio. Imprenditori, manager, responsabili sacrificano una cosa importante: il tempo. E quello non ce lo restituisce nessuno. Il tempo di vivere con la propria famiglia, il tempo di ridere, piangere, giocare. Io stavo sacrificando questo troppo presto. Sono scelte, condivisibili o meno, che vanno rispettate. E’ facile giudicare, sparare a zero sugli altri, ma non è mai tutto oro quello che luccica.

Ho conosciuto tantissimi “naviganti”, ma pochi, li posso davvero contare, erano felici del loro mestiere. Alcuni giovani e altri più anziani. Ad entrambe le categorie brillavano gli occhi quando parlavano di voli, turni, avvicendamenti o rotazioni. Tutti gli altri si lamentavano: turni improponibili, sempre stesse destinazioni, mancanza di vita privata, relazioni complicate, tradimenti, incomprensioni,…Per le relazioni poi era molto più semplice (apparentemente) mettersi insieme ad un collega che ti può capire e sa esattamente cosa fai. Ma non sempre puoi volare assieme. Quando poi ti sposi e hai figli, uno deve volare, l’altro rimanere a casa col pupo. Risultato: non ci si vede mai.

Ripeto. A qualcuno poteva anche andare bene, non sto a sindacare. A me no.

E così, ho appeso la mia ultima divisa nell’armadio ricoperta da un nylon trasparente, sapendo che non l’avrei più indossata.

Non me l’hanno mai chiesta indietro: è ancora lì, dimenticata nell’armadio. L’ultimo ricordo di un passato che non torna più.

Standard

6 thoughts on “La divisa dimenticata

  1. Antonio ha detto:

    brava…un racconto del vissuto che tocca il cuore…unico neo…non è per niente facile come dici superare i controlli di sicurezza solo perchè hai una divisa (nel frattempo anche variata) ed un vecchio tesserino CREW MEMBER. Buona fortuna Corinne.

    Liked by 1 persona

      • Scusa volevo dire che nel corso di questi dieci anni, prima del cambio divisa e della scadenza crew member, se fossi stata una malintenzionata avrei potuto provarci perche’ stando a cio’ che ho sentito, qualcuno c’e’ riuscito. E qualcuno e’ stato beccato, qualcun altro no. Tutto li!

        Mi piace

  2. Mauro ha detto:

    Bellissima riflessione scritta col cuore . Ieri stavo appunto dicendo alla nonna che sei una ragazza con le palle e stai avendo delle belle esperienze , continua così .Zio Mauro

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...