corinne noca

Prendersi degli spazi (con sensi di colpa)

Ragazzi, mi dovete scusare: dall’inizio dell’anno non sono riuscita a tenere fede alla pubblicazione quotidiana, e porgo le mie scuse verso tutti coloro che ogni mattina hanno aspettato il mio post invano. La stanchezza e il lavoro hanno prevalso, e per evitare di scrivere inutilità o cose così, tanto per, ho preferito tacere, creando forse anche un po’ di attesa…Non vi abbandono suvvia!

Ecco, il punto è questo: la stanchezza. Da quando sono diventata mamma, circa due anni, non mi sono mai presa uno stop. Il mio periodo di maternità è praticamente durato tre mesi perché ho ripreso quasi subito, poi l’organizzazione del matrimonio e naturalmente imparare a conoscere quell’esseretto che ci ha cambiato la vita, ma che è molto impegnativo, mi hanno portato a dover correre costantemente, senza mai fermarmi. Dopo un po’ che corri però, hai bisogno di fare  uno stop – Sono un po’ stanchino, diceva Forrest Gump. Come per tutti coloro che hanno figli per la prima volta, le priorità cambiano, e quello che prima avresti fatto per te, adesso lo fai per lui/lei o in sua funzione. Sebbene io non mi consideri una mamma chioccia, è normale che io mi preoccupi per lei quando non ci sono ( starà bene, cosa fa, mia suocera ce la fa a guardarla, chissà Fabri…e così via…) e mi sento in colpa per essere distante. Andando via per lavoro, questo sentimento si manifesta, ma non è uguale a quando si prende del tempo per se stessi. Per carattere, non sono solita chiedere: quando ci siamo sposati, volontariamente abbiamo deciso di non fare il viaggio di nozze per non lasciarla ai nonni una settimana, sarebbe stato troppo impegnativo per loro. O veniva con noi, o niente. La piccola peste, però, non è la classica bambina che se ne sta ferma, immobile come una bambola, no no, lei è una gemelli dalla nascita: curiosa, permalosa, testarda. E ovviamente inizia anche a diventare un po’ capricciosa. La vacanza non sarebbe stata tale, e invece che tornare rilassati, saremmo tornati stremati, ne sono sicura. Non era il caso. Abbiamo così deciso che avremmo fatto un viaggio vero e proprio con lei, non appena sarebbe stata in grado di capire e ascoltare.

Ora, si presenta l’occasione di fare un week end fuori, in Spagna.Per un attimo ho pensato di portarla con noi, ma ho dovuto essere realista: in questa trasferta dovremmo andare a teatro, vi immaginate una bimba di 20 mesi vivace che sta seduta un’ora e mezza a vedere un musical a teatro in spagnolo? Impossibile. Da qui però, sono partiti i sensi di colpa. Ho iniziato a guardare i voli e a organizzare la mini trasferta considerando solo una notte fuori, per poter rientrare prima e non stare troppo lontani da lei, il mio vecchio spirito da assistente di volo in questi casi torna fuori, tutto è fattibile in poco tempo. Ma di certo non è rilassante. Giustamente mio marito, che ha un po’ più di senso pratico, mi dice “per una volta che andiamo, almeno facciamo due notti e ci rilassiamo, dobbiamo correre anche lì?”. Non ha tutti i torti, in fondo sono solo tre giorni. Non ho ancora prenotato e già mi dispiace.

Un po’ invidio quelle coppie che senza problemi lasciano i figli ai nonni anche per settimane e se ne vanno a fare un viaggio lontano: non voglio dire che se ne freghino, ma sicuramente sanno gestire bene i sentimenti e i loro spazi. Alla fine credo che anche ai bambini faccia bene staccarsi un po’ dai genitori, per loro questo è un modo per capirsi, esplorare, conoscere, un piccola indipendenza, e in ogni caso sono attorniati dall’amore dei nonni.

Mentre scrivo mi rendo conto che cerco di autoconvincermi, ma intanto lo so: passerò quei tre giorni cercando di stare bene, ma con il pensiero verso casa alla piccola nana.

Ditemi cosa ne pensate, questo è un argomento che mi tocca da vicino…per quanto uno sia libero o meno di testa, la responsabilità verso i figli è un qualcosa di innato e incancellabile…per sempre.

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