corinne noca

Paura di volare

Erano quasi due anni che non prendevo più un aereo.

Più di una settimana fa, Fabri ed io ci siamo presi una pausa dalla quotidianità e abbiamo trascorso un week end a Valencia. Con la scusa di voler vedere uno spettacolo teatrale in cui c’era un attore a me caro, abbiamo (ho) organizzato questa trasferta, che è andata molto bene e che ci ha permesso di cambiare aria per qualche giorno e trascorrere del tempo insieme ( ogni tanto fa bene alla coppia!).

Per la prima volta in vita mia ho provato una sensazione che non avevo mai sperimentato: la paura di volare.

Io, che ho preso il mio primo aereo a 20 giorni di vita e ho fatto l’assistente di volo per più di due anni, non mi sentivo a mio agio in quel tubo di latta low cost che per tanti anni mi ha fatto scorrazzare in tutti e cinque i continenti. Questa sensazione però non era dovuta al “non capire come fa un aereo a volare”, cosa che mi è stata spiegata molto bene e che mi ha fatto passare l’esame per avere il brevetto dall’ENAC, ma era legata  ad una questione più semplice: la bambina che avevo lasciato a casa.

Per questo fine settimana fatidico, abbiamo inaugurato i nonni babysitter per tre notti  senza la presenza di nessuno di noi due.

Nel mio cervello si sono insinuati pensieri catastrofici.

La mente umana può diventare un contenitore di pensieri negativi accumulati e dimenticati che improvvisamente fuoriescono quando meno te lo aspetti: lo scoperchi come il vaso di Pandora e non sai più cosa fare per contenerli. E non serve sapere che l’aereo vola grazie alla portanza, ai movimenti dei flaps e dei slats, alla velocità costante  o alla densità dell’aria, che diminuisce con l’aumentare della quota di volo, chi se ne frega della spiegazione scientifica: se va giù, va giù e la bambina non la vedo più!

Essendo stata abituata a sentire certi rumori, all’inizio non ci ho fatto tanto caso, poi una volta arrivata in quota ho iniziato a udire i classici suoni delle chiamate tra cabina e cockpit e il film è partito: questo è un aereo low cost, le manutenzioni le avranno fatte? I motori sono a posto? Il comandante o il primo ufficiale sapranno fare un ammaraggio? Ma se finiamo in mare come facciamo? Avranno mangiato cose diverse in cabina? Non è che poi se si sente male uno, sta male anche l’altro?

Tutto così.

La mia visione è stata apocalittica con tanto di tachicardia.

Alla fine, seduta in mezzo a due marcantoni ( mio marito e il mio vicino che era bello grosso pure lui)  ho deciso di appoggiare la testa sulla spalla del mio consorte, e dormire per cercare di stare tranquilla, almeno per le due ore di volo.

Una volta atterrati, ho baciato il mio rosario portafortuna  e non c’ho più pensato…finchè non è stato il momento di tornare.

Siamo arrivati in aeroporto molto prima dell’assegnazione del gate d’imbarco così ho consigliato a Fabri di passare già al metal detector e di essere poi cosí liberi di girare nell’area duty free senza dover fare inutili code. Qui, mi fermano: prima perchè non avevo creato solo due buste trasparenti con creme, cremette, profumini, poi perchè avevo dimenticato una crema mani in borsa. In Italia non ci hanno nemmeno distribuito le buste trasparenti e il beauty è rimasto così come l’avevo preparato a casa. Quando la rimetto a posto, vedo che il mio rosario nero si è sgranato, o meglio, si è staccata una perlina. Tragedia. Lo interpreto come un segno del destino. Prima fermata al metal detector, poi il rosario. Fabri intuisce il mio dispiacere e mi rasserena ,”lo mettiamo a posto a casa, dai non è successo niente”. Eh, speriamo.

Facciamo passare il tempo nell’area d’attesa…l’aeroporto di Valencia non è molto grande e l’area duty free è praticamente pari al soggiorno di casa mia. Quindi anche la carta shopping degli ultimi souvenirs era da scartare. Non ci resta che andare a mangiare.

Finalmente dai monitor compare il gate: ci mettiamo in fila e mio marito mi dice che è inutile stare ad aspettare in coda, tanto si deve entrare tutti. Considerata la coda, deduco che l’aereo è pieno, e per una volta lo seguo, con un po’ di titubanza. Gli ribadisco che  è meglio mettersi in fila, perchè salendo per ultimi il rischio è quello di vedersi mettere il bagaglio in stiva per mancanza di spazio a bordo.

Lui mi prende in giro ma alla fine mi da retta, rimanendo comunque tra gli ultimi. Mentre siamo in coda passa un’assistente di terra e ci da i tags per le valigie: “Non c’è posto a bordo, per gli ultimi passeggeri il bagaglio va in stiva”. Ecco. Quindi, arriviamo a Bergamo e dobbiamo anche aspettare i bagagli. Tra l’altro, la simpatica signora della “rampa” dice a Fabri di infilare la sua valigia nell’apposito “controllo misure” ryanair, tanto per non farsi mancare niente, rischiamo questi 50Euro da pagare per il fuori misura. Fortunatamente il bagaglio passa e il pericolo scampa.

Saliamo a bordo ma non ci sediamo vicino: quando ho prenotato i biglietti online, i posti del ritorno che ci sono stati assegnati erano lontani uno dall’altro, lui in testa, io in coda. Bene, nel cadere giù, non l’avrei nemmeno avuto al mio fianco. Chiedo alla hostess se una volta finito l’imbarco avremmo potuto spostarci e lei, gentilmente, mi dice che non ci sono problemi, e infatti, una volta che siamo tutti seduti, si precipita in testa a prelevarlo e poi cerca una che poteva essere sua moglie. Non me. Di lui si ricordava, di me no. Amen.

Dopo tutte queste vicissitudini, mi riaddormento sulla solita spalla del mio marcantonio e mi sveglio a Bergamo.

Apocalisse scampata. Incubo finito.

 

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3 thoughts on “Paura di volare

  1. Cristina ha detto:

    capisco benissimo
    Le tue sensazioni…alle volte e’capitatondi provare paura per delle cose che hai fatto per anni….alle volte la mente umana gioca proprio degli scherzi strani

    Mi piace

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