corinne noca

Giovedì grasso

Oggi è il giorno di massimo festeggiamento del Carnevale, quando ogni scherzo vale.

Io poco li sopporto. Non li ho mai tollerati gli scherzi di carnevale, e forse è per questo che non ho un bel ricordo di questo periodo. Dover divertirsi per forza, mettersi in maschera e fingere di essere qualcuno che non si è, un eroe, una principessa o il personaggio del momento mi ha sempre messo un po’ di tristezza.

“Che infanzia hai avuto Corinne per non amare il Carnevale?” Assolutamente normale. Anzi, se devo dirla tutta, probabilmente a scuola mi divertivo anche ( solo con il lancio dei coriandoli e delle stelle filanti eh), ma il ricordo che ho è più malinconico, di una festa che non fa parte del mio DNA. Per i bambini è sicuramente un momento goliardico, di festa, il mio punto di vista è quello che si è creato in adolescenza, quando, finita l’obbligatorietà sociale della scuola di vestirsi per la giornata, mi sono liberata di questo peso, e non vi ho mai più partecipato,se non da spettatrice comunque curiosa e amante della creatività, senza mai più mettermi in maschera

Ho avuto la possibilità di vivere il Carnevale di Nadal, in Brasile durante il periodo Lauda Air: ammetto che i colori, le luci, i carri, i costumi e l’allegria che si respirano lì sono imparagonabili rispetto ai nostri festeggiamenti, che sono sì belli e scenografici, ma secondo me vi manca qualcosa. In Brasile, tutti, vecchi, giovani, bambini, lo vivono per strada, è un momento di fortissima condivisione e comunione, sembra che si conoscano uno per uno, come in una grande famiglia,  e quei sorrisi che spiccano sui loro volti sono indimenticabili.

Sono stata anche a quello di Venezia e, sebbene sia tra i più antichi e famosi del mondo, non sono riuscita ad apprezzarlo come si dovrebbe. La laguna di per sè mi mette nostalgia e le maschere ( BELLISSIME) mi suscitano una sorta di paura per ciò che si nasconde sotto. E’  vero che mascherandosi, una volta, si poteva dar libero sfogo al proprio io, le classi sociali non avevano distinzioni e tutti erano “a pari livello”. Ma è pur sempre una realtà che travestendosi chiunque può commettere delle malefatte senza essere scoperto. Forse parlo così perchè non sono cresciuta in una città con una forte tradizione, come possono essere Ivrea, Viareggio o Venezia, appunto, ma la sensazione che provo è un misto tra ansia, paura e malinconia, una piccola depressione latente non manifestata. Non prendetemi per esagerata, cerco solo di spiegare come l’ho vissuta per anni.

Ora che non tocca più a me, devo vestire mia figlia. Questa mattina si è trasformata in fata turchina. Non avendo ancora due anni, non mi ha chiesto nulla ( non parla), quindi la scelta l’ho affrontata io: tra biancaneve e la fata di Pinocchio, ho scelto la seconda, ma solo per una questione pratica, avendo il primo un gonnellone con stecche e cerchio alla base, ho preferito evitare il disastro. Mio marito mi ha chiesto se c’era un costume da carrarmato che forse le si addiceva di più, vista la sua vivacità…Nell’acquistarlo, sapevo che il cappellino a punta non sarebbe stato a lei gradito: odia qualsiasi cosa tu le metta in testa; nonostante le urla della disperazione, gliel’ho infilato e lei ha smesso di piangere.

Mi ha fatto un po’ tenerezza, inconsapevole di ciò che le stavo facendo e senza la possibilità di potersi esprimere in merito.Però magari le piace, o le piacerà. Se così non fosse, sapremo che anche l’orticaria per il Carnevale è un carattere ereditario.

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