corinne noca

Sono gli adulti, non i bambini

E così succede che ieri sera a cena, mia figlia, raccontandoci la sua giornata all’asilo, ci dice che il bambino che le piace le ha detto – a tavola- che non la vuole sposare. E fin qui, ringraziando il Signore, tutto bene (lei non sembrava comunque avvilita della cosa, masnà)… Poi ha aggiunto ” Mi ha detto la mia amica che non mi sposa perché sono di un altro colore”. Gelo.

Fabri mi ha guardata e io ho cercato di mantenere il controllo, ma il cuore mi si è fermato per un’istante. Le abbiamo fatto ripetere un paio di volte per capire se effettivamente avessimo compreso ciò che stava dicendo. “Sì, Lei mi ha detto che Lui non mi sposa perché io sono marrone”.

4 anni e mezzo.

Non siamo andati oltre. Didi non ha fatto trasparire alcuna preoccupazione a riguardo, ha fatto spallucce e ha continuato a mangiare raccontandoci le sue cose. Credo che non veda nemmeno di avere un colore leggermente più scuro rispetto alle sue compagne ( a dire il vero, è impercettibile, lei è praticamente chiara, non ha nemmeno quei dannati capelli crespi africani che mi ritrovo io!). Ma il punto non è questo.

Sapevo che prima o poi avrei affrontato questa questione, ma non immaginavo di dovermici scontrare già all’asilo. In più, oggi, rispetto a quando ci andavo io, dove potevo essere davvero l’unica mosca bianca, le classi e le scuole sono per così dire, “multietniche”: ci sono bambini africani, cinesi, arabi, inglesi, italiani, albanesi, russi,…multicolore e ognuno di loro racconta anche le proprie tradizioni culturali. L’apertura al “diverso” dovrebbe nascere proprio da questo ambiente. Invece, con mio grandissimo stupore,  due bambini hanno parlato della diversità perché hanno fatto propri i discorsi sentiti a casa, senza capirne realmente il significato e soprattutto, essendo senza filtri, il possibile effetto che avrebbero potuto provocare.

I genitori (o chi per loro) hanno un compito molto importante nell’educazione e nella crescita dei bambini, ma il problema è che se si è ignoranti, ahimè, il rischio è che l’imprinting dato non sia tra i migliori (per essere buona). Nel caso di Didi, non so cosa sia successo, non ho idea delle dinamiche che hanno portato a questo commento, ma è certo che, in qualche testolina, qualcuno là fuori ha già instillato il seme primordiale del razzismo, forse volutamente, forse erroneamente.

Non so quanto sia giusto parlarne ora, è un argomento così delicato che meriterebbe di essere compreso. Io stessa non vorrei nemmeno fare dell’allarmismo. Non l’ho mai subito io in 37 anni, in tempi assai diversi… Se la piccola è serena, trovo inappropriato minare il suo benessere. Almeno per ora.

Sono convinta che i bambini in questo siano anime pure, non sanno e non capiscono perché, sono istintivi, giocano e parlano con chi si adatta a loro, fanno scelte in base agli interessi del momento, al gioco e all’affinità elettiva. Sono gli adulti il problema. Come sempre.

D’altronde, l’albero si raddrizza quando è piccolo, ma se chi lo raddrizza è già storto…

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corinne noca

Ciao, Pino!

dante e virgilio

“Co’ mio papà ha letto il post “L’ormone maledetto” : mi ha detto di farti i complimenti, perché hai proprio scritto quello che succede con grande lucidità!!!” – “Ma davvero?!” – “Sì, sì, ti segue e gli piace proprio come scrivi!”.

“Devo farti i complimenti Corinne, adesso che ti vedo posso dirtelo di persona. Ho letto i tuoi scritti su Internet, e oltre a essere interessanti per i temi che proponi, li hai davvero scritti bene. Brava! Ma da quando ti sei scoperta scrittrice? Dovresti continuare, perché hai smesso? Più ci si impegna, più si migliora. Brava, brava. Sai che io non spreco complimenti”.

E’ vero. Ma è giusto così, altrimenti perdono di valore. E’ stato come ricevere il Premio Pulitzer per chi lo desidera, o semplicemente quel 10 mai preso a scuola per il tema d’italiano. Per me le tue parole sono state un attestato di stima, un onore: le ricorderò per sempre. Sono state tra le ultime che mi hai detto, qualche mese fa, quando ci siamo visti a casa dei miei. Per tanti amici e conoscenti sei stato il Professore, il Sindaco di Villa del Bosco…per me sei sempre stato uno tra i più cari Amici di mio padre. Uno di famiglia. Il Pino.

“Ah il Dodo, lo conosco molto bene, sono più di 40 anni…non cambierà mai!Ha sempre quella testa un po’ tra le nuvole, è bravo eh, anzi buono, ma c’ha una testa! Sempre abituato bene!”. E sento la tua voce e la tua risata, marchio di fabbrica.

Inutile dire che, fin da bambina, ho sempre avuto grande stima di te (e anche un po’ di soggezione). Chiaramente crescendo certe cose si fanno più nitide, chiare e si comprendono molto di più… ricordo quando con Filippo e Arianna ci mettevamo nel tuo studio a guardare quell’ora consentita di televisione, con rigorosa scelta del film da vedere. “Balla coi Lupi” aveva sforato, ma un film Oscar ne aveva tutti i diritti.  Per te, professore di Lettere, rigore e severità erano parole all’ordine del giorno, a casa come a scuola, ma io ti ricorderò per l’ironia e l’arguzia. Queste sì che ti rappresentavano a pieno.

Ci affacciamo alla morte quando meno ce lo aspettiamo. Un fulmine a ciel sereno. Il dispiacere, il dolore possono variare a seconda del grado di conoscenza che si ha della persona che viene a mancare, ma non è detto. A volte può succedere che si compatisca la perdita di qualcuno senza conoscerlo direttamente, ma la situazione, le cause, gli effetti fanno sì che ci immedesimiamo nel contesto, con lo stesso pathos dei cari.

Ieri la mia famiglia ha perso un Amico, ma sono sicura che, lassù, da qualche parte, starai già discorrendo con Dante sul ruolo di Virgilio nella Divina Commedia… o forse, ancora meglio, ti sarai presentato a Virgilio ( che per me non è nel limbo) dicendogli che  tua moglie si chiama Enea. D’altronde la vera pietas  non appartiene a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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