corinne noca

Il colpo di genio

– Cos’è il Genio?
– È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.

Chi di voi ha visto il film “Amici miei” di Mario Monicelli, saprà sicuramente identificare questa citazione che coincide con uno di quei momenti cult, indimenticabili di un film d’eccellenza. Se non l’avete visto, beh, fatelo, ne vale la pena.

Una sera ricevo un messaggio su whatsapp ( ormai gli sms paiono estinti): lo apro e vedo un file audio che mi ha inviato un collega. Distrattamente lo lascio scaricare velocemente appoggiando il cellulare sul tavolo in cucina e mi accingo a preparare la cena. Mentre studio cosa fare velocemente ( in cucina il colpo di genio non viene mai, soprattutto dopo una giornata lavorativa intensa), sento una voce femminile, di quelle con toni commerciali, da call center, che dice: “Buongiorno chiamo da Sky Italia posso parlare con Rossi Cinzia?” ( Ho cambiato il nome originale per una questione di privacy). La risposta è glaciale, “Sì, sono io”.

Cosa c’è di strano nel rispondere affermativamente di essere la persona interessata? Nulla, in effetti. A meno che, la voce di Rossi Cinzia non sia propriamente la sua, ma quella di un uomo dai toni assai profondi, ovvero, il suo compagno, alias il mio collega. La dolce signorina di Sky Italia rimane un attimo perplessa e fa subito trasparire il suo accento sardo: “Ehm, in chessenso, è il marito?”. “No, sono io, Rossi Cinzia”, la pietrifica definitivamente. Dopo una manciata di secondi di silenzio, la simpatica operatrice call center riattacca il telefono. E non chiama più.

Ora, a descriverlo perde un po’ di smalto, ma vi assicuro che a sentirlo vocalmente non si può non rimanerci male. E ridere. La domanda nasce spontanea: ma come ha fatto a venirgli in mente di fare così? Da quell’episodio pare non aver più ricevuto chiamate da Sky Italia. Un modo veloce per troncare l’ossessività della pubblicità telefonica. Il mio collega mi ha inoltre raccontato che un’altra tecnica che usa è quella di passare le telefonate “inutili” a chi si occupa in casa di certe questioni: il figlio piccolo di 4 anni. Gli operatori, ritrovandosi dall’altra parte della cornetta la voce puerile del “padrone di casa”, concludono frettolosamente la telefonata, o riattaccando, o salutando allibiti. Geniale.

Ho sempre ammirato chi in un batter d’occhio trovasse soluzioni senza alcuna difficoltà, fantasiose, e divertenti. Nel raccontare questo aneddoto mi è venuto in mente il film di Monicelli, che per anni non è stato più trasmesso, finchè il mio caro Fabri non l’ha tirato fuori dal cilindro facendomelo riscoprire con quelle sane risate apparentemente dimenticate, sopite nei meandri del cervello dove stanno accatastati i ricordi d’infanzia e le nostalgie. Ed è proprio parlando di questo tema, che mio marito aggiunge un altro episodio al colpo di genio.

Un suo amico, anni prima, ai tempi dell’università, era solito prendere un treno a due vagoni che compiva un tragitto breve in mezzo alle risaie del Vercellese.Il brillante studentello, che allora aveva una ventina di anni,  si ritrovava ogni mattina stipato in una carrozza colma di lavoratori e suoi simili, roba da non riuscire a muoversi. Una di queste mattine si sente male. Il suo mal di pancia annuncia “silenziosamente” la sua necessità corporea. Quel silenzio però inizia a farsi soffocante e lui, stoicamente in piedi, in mezzo ad altra gente, compie un gesto plateale. In piena estate, in un vagone senza aria condizionata con un solo ed unico finestrino aperto, si avvicina allo stesso dicendo: “Ma basta con questi agricoltori che mettono il concime nei campi, hanno rotto le palle, non si respira più!”, e chiude il finestrino. Penso che voi tutti abbiate presente l’olezzo e il potere di quel gas silenzioso scatenato dalle fitte allo stomaco, comunemente ed erroneamente chiamate “fitte da mal di pancia”. Ecco. Si ritrovavano tutti immersi (o sommersi), coi finestrini chiusi. In questo caso, non saprei dire se è geniale o bestiale, ma sicuramente fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione non mancano.

Tra i due racconti avrei preferito essere l’ingenua vittima del compagno di Cinzia Rossi. Almeno in quel caso, il “silenzio” era giustificato.

Qui il video di 3 minuti sul colpo di genio in Amici miei:

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corinne noca

Io guardo i denti.

Domanda agli uomini: avete mai provato a chiedere ad una donna qual è la prima cosa che guarda in un uomo?

Domanda alle donne: cosa rispondete di solito?

Allora, premesso che l’aspetto fisico gioca chiaramente un ruolo primario, puramente soggettivo visto che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, ma superato questo primo momento impattante, ci sono dei particolari che non passano inosservati.

Io, da donna, ho sempre guardato i denti.

I denti stanno in bocca, la bocca si bacia e possiede tutte quelle caratteristiche che possono far scappare le persone: sorriso a scacchiera, alito pestilenziale, mancanza di cura, colore giallognolo, e chi più ne ha, più ne metta. Io li guardo perchè ammetto di avere una vera e propria ossessione per questo apparato. E in famiglia non sono l’unica.

Dicembre 2010. A cena con tutta la famiglia di mio marito per la mia presentazione ufficiale, ad un certo punto mio suocero mi guarda e mi dice: “Ma quei denti lì sono tutti tuoi?”. Io, un po’ presa alla sprovvista,  ho sfoderato il mio classico sorriso Durban’s rispondendo con un modesto “fortunatamente sì”; Fabri ha semplicemente scosso la testa e mia suocera l’ha fulminato con lo sguardo. Lui, con una certa  nonchalance, è andato avanti dicendomi di aver sempre invidiato, oltre che i capelli afro, le dentature bianchissime, soprattutto dei neri, e di aver lottato tutta la vita con il dentista per poter raggiungere il canone desiderato. Ogni volta che vede una bella dentatura l’ammira come fosse un’opera d’arte.

Chiaramente io ho preso tutto il discorso come un complimento e la scena, ancora adesso a distanza di anni, mi fa sorridere ( per restare in tema). Mio marito, allora fidanzato, all’uscita dal ristorante si è scusato per lui, ma io non ne vedevo il motivo. ” Eh sì, non ce n’è motivo perchè i denti che hai in bocca son tutti tuoi, ma se avessi avuto un apparecchio o avessi avuto un intervento non saresti così adesso! Non sono domande da fare, soprattutto la prima volta che vedi una persona!”. In effetti non aveva tutti i torti: ci sono effettivamente cose che non si dovrebbero dire, per lo meno la prima volta, quando ancora non c’è confidenza, ma l’ho comunque trovato spontaneo e tutto sommato, forse per l’argomento che non mi toccava profondamente, divertente. Quella sera mio suocero ha dato il meglio di sè in quanto a figure… Mentre raccontava di una coppia che aveva conosciuto al mare, gli scappa un “lei era mooolto più giovane di lui, avranno avuto 10 anni di differenza”….e mia suocera, seduta al suo fianco, gli da una gomitata e gli dice: “La Cori e il Fabri ne hanno 13…”…in perfetto stile British, è andato avanti affermando che in quelli del mare si notava molto di più perchè lui non portava bene l’età che aveva, era già “bianco” di capelli!

Un paio di giorni fa, invece, sento una mia amica che sta frequentando un ragazzo da un paio di settimane, o meglio, si sono visti due volte. Mi ha fatto un elenco di qualità positive del presunto futuro boy, ma scappa un ma…mi manda la foto e io le dico “beh, non è niente male, cosa c’è che non ti convince, le mani??”….”Co, come hai fatto a capirlo?”…eh…quando c’è qualcosa che non va sono sempre le mani. O i piedi.

Io questi colpi d’occhio non li ho mai capiti. Accetto i denti per i motivi di cui sopra, ma mani e piedi perchè dovrebbero influenzare l’aspetto di una persona? Negli anni ne ho sentiti di simili: “A me piacciono le mani grandi, mi danno un senso di protezione”; “a me invece piacciono le mani piccole, denotano sensibilità”; “a me piacciono i piedi”…scusate, ma con le scarpe, come fate a vederli???

Dai su, tutte queste cose si dicono quando non si è del tutto convinti. Se uno piace, piace subito per com’è fatto (fisicamente intendo), se no, piace per quello che mostra il tempo che  viene trascorso insieme, dove non è l’estetica a colpire, ma la testa, la bellezza cosiddetta interiore.

Rispondere mani e piedi equivale a dire quel famoso aggettivo che stronca tutte le possibilità a chiunque: SIMPATICO/A.

E voi, cosa ne pensate??

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corinne noca

La Madonna degli Angeli

Ho passato la maggior parte dei miei lunedì di Pasquetta a “merendare” su una collina dove sorge un piccolo santuario dedicato alla Madonna degli Angeli, una piccola statua in pietra che veniva venerata come protettrice dei vigneti che hanno sempre caratterizzato questa zona.

Si trova appena sopra il cantone (o frazione dir si voglia) dei miei avi paterni, Noca, e ogni anno eravamo tutti soliti incamminarci verso la Madonna per fare un pic-nic all’aria aperta, in mezzo alla natura e soprattutto con gli amici. Questo giorno, insieme alla vigilia di Natale e alle recite di Don Mario lo porto sempre nel cuore.

I tempi cambiano, e a volte anche alcune consuetudini, almeno finchè qualcuno non riprende a farle con lo spirito nostalgico delle usanze. Ci ritrovavamo sempre nella piazzetta della chiesa, a volte a piedi, a volte coi motorini, sperando che non piovesse,anche se due gocce non ci avrebbero di certo spaventato: se il cielo a volte poteva sembrare grigio e carico di pioggia ci addentravamo lo stesso per quei sentieri di terra brulla, in mezzo alle Rive Rosse, e ci “piazzavamo” con le nostre coperte e tovaglie appena sotto il santuario, in un posto più tranquillo e appartato dove avremmo potuto fare tutto il casino che volevamo.

Questi lunedì non avevano nulla di particolare se non la semplicità dello stare insieme, del ridere e dello scherzare: grandi e piccoli, adulti e ragazzi dei comuni limitrofi si ritrovavano e condividevano tempo e spazio. Nascevano piccole storie o nuove amicizie, ma soprattutto non esisteva la tecnologia. Si era obbligati a parlare, a guardarsi negli occhi e non ci si nascondeva dietro dei messaggi. Esistevano i diari e le macchine fotografiche dei genitori o quelle usa e getta che forse non fanno neanche più.

Poco fa riguardavo vecchie foto di me da bambina: foto che hanno più di 30 anni, un po’ sbiadite, con quell’odore di “vintage” e di pellicola difficile da descrivere, quella carta fotografica dura e resistente con dietro scritto “kodak”…la mia generazione è una delle ultime ad aver vissuto queste piccole grandi cose. Adesso, prima di stampare una foto devo sceglierne tra mille, scattate con cellulari o macchine digitali, sul computer. E forse la maggior parte delle volte, se non me lo impongo, rimangono latenti nel PC con la speranza recondita che non si rompa o che la memoria non venga cancellata.

La Madonna degli Angeli è come la piazza del Comune, il Monumento dei Caduti o  il classico Bar Sport di Stefano Benni: il luogo per antonomasia del ritrovarsi senza doversi mettere d’accordo mesi prima,se volevi andare sapevi che avresti trovato qualcuno e che non saresti rimasto solo.

Chissà se è ancora così.

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corinne noca

Ricomincio dall’influenza.

Mi sembra di rivivere il giorno della Marmotta: avete presente quel film, Ricomincio da Capo, con Bill Murray, che si trova a rialzarsi ogni mattina rivivendo lo stesso giorno? Ecco.

Da diversi giorni, mi siedo davanti al computer per scrivere un post, visto che sono passate settimane dall’ultimo, ma non riesco a scrivere. Ho le idee in testa, so di cosa voglio parlare, so cosa voglio fare, ma sono bloccata. Avrò sparato tutte le cartucce? Ma no, una logorroica come me non può non aver più nulla da dire. Il problema pare essere la mia testa pesante, che non riesce a mettere insieme frasi di senso compiuto con una sintassi corretta. Inizio a scrivere e cancello subito dopo. Parto con una frase che mi piace, ma non appena la vedo, nero su bianco, la elimino. E così via. Dicono che tutti gli artisti prima o poi subiscono una battuta d’arresto. Io non sono un’artista. Il mio problema è un altro.

Voglio imputare questo mio apparente deficit linguistico/creativo all’influenza intestinale che mi sta attanagliando da diversi giorni, non permettendomi pertanto di essere lucida abbastanza da scrivere qualcosa di valido. O anche solo di stupido che faccia sorridere chi mi legge. Non vi farò di certo la cronaca delle mie mattine nè di quelle successive, ci mancherebbe, il post su tutto ciò che ci accomuna l’ho già fatto. Però è devastante. Stiamo parlando di un semplice virus che attacca lo stomaco, non di una malattia grave, eppure…Mi sento quasi un uomo:

...sto morendo, non riesco ad alzarmi, ho le gambe e le ossa rotte, non riesco a mangiare, non riesco a bere che vado in bagno, ho bisogno di una coperta in più che scaldi la pancia, vorrei vedere te al mio posto, non sai quanto sto male, sono completamente disidratata, è durissima…

Non so voi, ma l’ultima volta che in casa ci ha fatto visita un virus ( comunemente chiamato “virus vomito” -VV per gli amici ) era novembre e mio marito, in quell’occasione, ha pronunciato la fatidica frase: “pensavo di morire, se capitava ad un anziano tirava le cuoia”. Abbandonato in bagno, appoggiato al termosifone, non ha mai patito una sofferenza del genere, diceva. Riusciva a malapena stare in piedi e il VV l’ha accompagnato per una settimana. Poverino, Lui l’aveva presa secca.

Una settimana da Dio. In tutti i sensi.

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corinne noca

Liebster Award

Ieri mi è arrivato un messaggio: ti ho candidata al Liebster Award! “E cos’è ?” – mi sono chiesta.

L’ho googlato e mi sono venuti fuori tutti i post che parlavano di questo premio, che altro non è che una catena di Sant’Antonio che permette di far conoscere i blog con meno di 200 follower. Ringrazio quindi  Crazy Ink Drops e riporto qui le regole, per chi non le sapesse come me:

  • Ringraziare il blog che ti ha nominato
  • Rispondere alle 10 domande
  • Nominare altri 10 blog con meno di 200 followers
  • Comunicare la nomina ai 10 blog candidati

Primo punto fatto, vado con le domande!

Perché hai aperto un blog?

Per puro caso. Ho iniziato aprendo il blog di un attore, jordicoll.org, con l’intento di tradurre tutte le informazioni che arrivavano dalla Spagna per i seguaci italiani, visto che le informazioni non c’erano. Avevo già provato in passato ad aprirne uno con un occhio più “fashion”, ma non sarei mai riuscita a seguirlo, per lavoro e perchè ci si deve dedicare del tempo perchè possa funzionare. Poi, scoprendo wordpress e la facilità ad utilizzarlo, ho trovato un template che mi ha ispirato (quello attuale, per chi non capisse il gergo, si tratta della veste grafica del blog in bianco e nero) e mi sono detta “perchè no?”. Una sorta di diario personale, scrivere qualsiasi cosa mi sia venuta in mente il giorno successivo, e così è nato “themorninglater”. Per caso. Come tutte le cose della mia vita.

Ci parli un po’ delle tue passioni?

Uff…non so se ne ho ancora…no dai scherzo! beh, la prima che mi viene in mente è la pallavolo, sebbene non la pratichi più per questioni di tempo, è uno sport che ho sempre avuto nel cuore e sempre porterò. Scrivere, raccontare, parlare…sono le cose che faccio di più e che adoro fare! Fan di Eros Ramazzotti da 25 anni oramai…

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

Secondo me sono fondamentali. E’ vero che uno apre un blog per scrivere le sue cose e ciò che pensa, ma mica parla da solo. Lo scopo è farsi conoscere, avere dei botta e risposta, capire come la pensano anche gli altri, che non devono essere per forza di cosa amici, ma persone interessate a ciò che scrivi e che scrivano a loro volta la loro opinione a riguardo. Il mondo è bello perchè è vario, c’è sempre spazio per capire, comprendere e perchè no, cambiare.

Di cosa parli nel blog?

Un po’ di tutto, cercando di evitare temi scottanti e politici. Parto da un episodio che mi ha colpito o mi è capitato e sviluppo un tema. A volte inizio a scrivere con un obiettivo in testa e mentre vado mi ritrovo a parlare d’altro, così cambio il titolo del post che avevo programmato. The Morning Later è anche questo, iniziare in un modo e finire in un altro, mi lascio ispirare dai pensieri che ho in testa.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?

Non esattamente. Ci seguiamo, ci commentiamo, ma non abbiamo mai (finora) avuto la possibilità di incontrarci e conoscerci.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo

Per poterlo immaginare diverso, cresciuto, cambiato bisogna impegnarsi, avere costanza e curarlo come un figlio. Non so come sarà, per ora continuo a scrivere e investire il mio tempo perchè mi piace farlo, non mi aspetto nulla. Sarebbe bello vederlo crescere, non lo nego, ma so che tutte queste cose non arrivano da sole, bisogna investire e ad ora non saprei proprio come fare.

La cosa che sai fare meglio?

Parlare 😉

Quanto tempo dedichi al tuo blog

Quando ho iniziato qualche mese fa, scrivevo tutti i giorni, di notte, programmando i post. Poi ho iniziato a rallentare, mi sono resa conto che non tutti riuscivano a leggere e seguire i miei post quotidianamente, e stava diventando molto impegnativo dover trovare anche sempre ispirazione. Stavo perdendo il senso dello scrivere, facendolo per forza perchè l’aspettativa era alta: rischiavo di scrivere castronerie senza senso, e non volevo. Così ho ridotto a due post su settimana e per arrivare a uno. Ma non è una regola, se mi capita qualcosa posso scrivere quanti post voglio, non c’è un regola. In linea di massima ci dedico 2 giorni a settimana circa, adesso.

Come nascono i tuoi post?

Da episodi della mia vita, del mio quotidiano. Qualcosa che mi ha colpito e che mi ha fatto riflettere o qualcosa che mi è capitato in passato e che mi torna in mente, in quei cassetti della memoria che ogni tanto si aprono e scoperchiano il vaso di Pandora. Ci sono momenti in cui sono più ispirata di altri e produco senza rendermene conto, altri in cui preferisco non scrivere, appunto.

Risposto alle domande, adesso nomino altri 10 blog:

Attimi e pillole di viaggio

The Wave of Grace

NonSonounafotografa

Cafè Africa

Una Creativa imperfetta

Una Vita da precaria

Andreaschiroli

Bene, non sono dieci i blog, ma pazienza!!!

Un abbraccio a tutti!

Co

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corinne noca

La rivincita delle “normali”

Possiamo dire quello che vogliamo, ma noi donne in quanto a solidarietà e collaborazione siamo imbattibili. Sì, a tagliare la giacca e ad essere invidiose delle altre non ci batte nessuno.

È inutile trovare giustificazioni al caso, siano fatte così, non riusciamo ad esimerci dal fare comunella quando l’obiettivo è quello di ‘massacrare’ la malaugurata di turno, che guarda un po’ il caso pare essere una strafiga di proporzioni abnormi.

Se la tipa in questione è anche dotata, l’invidia si triplica, ma se il binomio bella/scema prende il sopravvento, non ce n’è per nessuno, ci mettiamo in cerchio e avanti, parte un comizio neanche dovessimo decidere le sorti dell’umanità!

In quanto donna mi dispiace dover ammetterlo, ma è così, non siamo in grado di lavorare assieme senza provare un senso irrefrenabile d’invidia, un qualcosa di inspiegabile, forse ancestrale che ci rende vittime o carnefici nei confronti delle nostre ‘simili’.

Ora, c’è chi questo sentimento pensa di non provarlo, c’è chi ce l’ha e lo nasconde, chi non vede l’ora di tirar fuori le unghie e mostrarlo e chi nemmeno si rende conto che esista. Per fortuna, oserei dire, altrimenti saremmo tutte iene.

Ho lavorato in ambienti di sole donne: mi sono ripromessa di non farlo più ( o almeno c’ho sperato), era un continuo guardarsi alle spalle, stare attenta alle parole e cercare di fare il mio senza ‘pestare i piedi’ a nessuna. E anche quando pensi di fare comunella, rischi di prenderla in quel posto perché, prima o poi, il turno della malcapitata può toccare a te. È un circolo.

Voglio però parlare di quell’invidia ridicola che affligge anche me ogni tanto per le bellissime della tv. Dai, ammettiamolo, la maggior parte ci sta sul lato B, perché ci piacciano devono aver dimostrato il loro talento in anni ( vedi Michelle Hunziker) , al contrario entrano nel calderone delle ‘inutili’.
Recentemente ho avuto modo di vedere una di queste ( non faccio nomi  per evitare ritorsioni) super vip: a me non piace molto, anzi non è mai piaciuta, però ammetto che obiettivamente sia una bella ragazza ( a detta di mio marito: “se butti via ragazze così allora non ci siamo proprio!”- saggio Fabri).  Abbiamo circa due anni e tre taglie di differenza, lei una 38, io una 44 da vent’anni…mi colpisce la sua magrezza e mi chiedo se in effetti mangia.
Ad un certo punto mi cade l’occhio sul suo ginocchio: pare un effetto ottico perché mi sembra leggermente “insaccato”, come se la pelle al di sopra di esso cedesse a ‘mo di bulldog. Mah, non avrò visto bene. Non faccio in tempo a rendermene conto che appena si siede lascia intravedere quella che è la malattia del secolo, generalmente paragonata alla buccia d’arancia, lei, la maledetta CELLULITE.
Mi scappa un sorriso. Di quelli proprio che ti soddisfano e ti fanno passare il resto della giornata allegra, dimenticandoti anche dell’ormone maledetto.

Sì, quell’invidia latente nel mio caso ha creato la rivincita delle donne normali. Mangiate donne, andate a fare zumba: sarete sempre più sode e soddisfatte, e senza il ginocchio cadente!

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corinne noca

Il tatuaggio del destino

IN ADOLESCENZA NON SONO MAI STATA UN’AMANTE DEI TATUAGGI. Ero un po’ una mosca bianca (!!) perchè di solito queste passioni nascono proprio in quel periodo, quando si cerca di diventare grandi e si hanno dei pensieri, degli atteggiamenti che sono più tipici della spavalderia che della maturità, in effetti. Le mie amiche da quel punto di vista erano molto più “trendy”, io preferivo avere le mie convinzioni e da quel punto di vista non mi lasciavo molto condizionare.

L’ANNO DELLA LAUREA, LA SVOLTA. A 24 anni mi viene voglia di farmi un tatuaggio. Piccolo, non troppo appariscente con un significato che potesse ricordarmi un bel periodo della mia vita. Dovendo restare inciso sulla mia pelle in eterno, non avrei mai voluto stancarmi. Così, scelsi degli ideogrammi cinesi che composti creavano la parola DESTINO.

Ora, io non so il cinese e mi sono quindi affidata sia al fato che al mio tatuatore di fiducia ( che ho giusto conosciuto in quell’occasione insieme a Sara, la mia amica che invece si è fatta fare  una farfalla – non quella di Belen eh…): avrebbe potuto scrivermi qualsiasi cosa, non l’avrei mai saputo se non indagando, così ho preferito la beata ignoranza. Occhio non vede, cuore non duole . In quel periodo, un servizio al telegiornale parlava dei rischi relativi alla mancanza di igiene di certi centri e ai falsi significati impropriamente attribuiti a simboli orientali…era venuto fuori che una ragazza era convinta di essersi fatta scrivere “amore per la vita” quando in realtà aveva scoperto di “essere una grandissima ZOCCOLA”. Perfetto.

Ho passato anni a chiedermi se avessi fatto bene a scrivere quella parola in una lingua diversa: sono sempre stata attratta dalla lingue orientali, dalla simbologia degli ideogrammi e dai suoni ad essi associati; non fosse che non si smette mai di studiare ed imparare una lingua di questo tipo e ci voglia una costanza che ahimè non ho, l’avrei forse iniziata a studiare. Fatto sta che il tatoo mi piaceva assai, non lo notavo più di tanto, non mi aveva fatto alcun male e in cuor mio speravo di non trovarmi mai di fronte a qualcuno che conoscesse il cinese per avere la tentazione di chiederne il significato.

Credo in una forza più grande di noi che ha già deciso tutto, credo in Dio e nel Fato. Io sono per il “niente accade per caso”: noi abbiamo l’illusione di essere fautori del nostro destino, apparentemente scegliamo e decidiamo quello che riteniamo più giusto perchè abbiamo una ragione che ci permette di farlo, ma alla fine penso che tutto sia già  stato “definito”.  Un libero arbitrio un po’ pilotato.

Ovviamente il destino giocò la sua carta. Due volte.

Una sera in pizzeria, qualche anno più tardi, conobbi una ragazza che studiava lingue orientali a Torino: il mio fidanzato di allora mi disse di farle vedere il mio bellissimo e affettuosissimo tatoo per verificare che significasse esattamente ciò che avevo chiesto anni prima. La ragazza scrutò la mia caviglia non così fine, pronunciò due suoni incomprensibili e sentenziò: “sono due ideogrammi in cinese che indicano la parola destino”. Quella dimostrazione sarebbe potuta bastarmi, invece arrivò ancora una seconda occasione. Per inciso: non è che non mi fidassi della ingegnosissima studentessa universitaria, che aveva tutto il mio rispetto, ma di fronte alla delegazione di cinesi ospiti per mesi nell’hotel in cui ho lavorato per anni, non potevo esimermi. Loro si trovano a Savigliano per lavorare sui treni ALSTOM dell’alta velocità, il loro soggiorno non sarebbe stato breve e io DOVEVO esserne certa.

Durante la loro permanenza presi di nuovo il coraggio a due mani e chiesi a quello più simpatico di tradurre la mia caviglia….pronunciò gli stessi suoni onomatopeici che avevo già sentito, mi guardò e ridendo mi disse: “ahaha, but why did you choose this woLd?” .

IL CUORE SI FERMO’ PER QUALCHE SECONDO. Gli chiesi impaurita a quale woLd si riferisse e lui mi rispose ( di nuovo ridendo): “destiny”.

IL CUORE RIPRESE A BATTERE. Andata! Dopo più di dieci anni, oggi mi guardo la caviglia destra e sono sempre felice di avere quei due simboletti: li guardo con affetto e con quel pizzico di nostalgia che lega il cuore al passato, e non me ne pento. Ma ciò di cui sono immensamente contenta è di non essere ( almeno per i cinesi) una grandissima zoccola.

Amen.

 

 

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