corinne noca

Il deserto dei sentimenti

E sei lì che respiri, vivi e riposi “immersa” in quei granelli di sabbia e polvere naturale. Accarezzata dal vento e dal sole, non hai più bisogno di ripararti, perché sei tornata alla genesi.

Hai scelto il deserto, la vastità della meditazione e della contemplazione, la giusta metafora dell’infinito. Non vedi la fine, non vedi l’inizio, solo catene montuose da una parte e aridità dall’altra. Nessuno può scorgerti, ma chi ti ama può ancora sentirti. Hai trovato in quel luogo, che sembra non aver mai visto i passi dell’uomo, l’essenza della Vita, laddove tutto nasce e tutto finisce. Era questo che cercavi: il big bang iniziale, capire da dove partiva tutto. Dietro quella facciata dura, forte e tenace c’è sempre stata un’anima ricca di sentimenti, incomprensibile superficialmente, ma profondamente ammaliante. Aprivi il tuo cuore solo a chi lo meritava, e a chi poteva capire ciò che sentivi.

Da due anni vivi nel deserto e non possiamo far altro che farcene una ragione. Quella stessa ragione che mi fa credere che il nostro corpo sia solo un involucro che contiene il nostro spirito immortale e che ci serva per lasciare un’impronta in questo mondo, in quest’Esistenza che ci può dare molto, se siamo in grado di goderla, ma che ci toglie altrettanto quando meno ce lo aspettiamo. Nonostante gli ostacoli, le difficoltà che superiamo, soccombiamo alla previsione “polvere tu sei e in polvere tornerai”. (Genesi 3, 19)

Per chi come me, il deserto non l’ha mai visto, non l’ha mai sfiorato, non può che essere solo pura immaginazione: chiudo gli occhi e voglio provare a figurarlo nella mia mente, partendo da quel cuore che continuerà ad amarti e avrà sempre uno spazio dedicato a te.

Non vedo ancora nulla, ma il silenzio mi avvolge.

Un silenzio animato, suoni impercettibili che abbracciano i miei sensi; sento dei passi lenti, sento un vento leggero che mi sta salutando e mi cinge calorosamente accompagnandomi verso l’infinito. Sento la pace, e non scendono lacrime, ma un sorriso si disegna sulle mie labbra, stai bene.

Manchi, ma so dove trovarti e so come parlarti. Non necessito di altro.

E canto.

Il deserto sarà forse privo di quella materia di cui siamo fatti, ma è pieno di sentimenti.

Quel deserto sei tu.

Standard
blog, corinne, corinne noca, the morning later

Ti amerò per sempre…forse

Voglio parlare dell’Amore. Quanto si è detto, quanto si è fatto e quanto si continua a dire su questa parola che è il cuore della nostra vita.

CUORE

Cuore e amore. Nell’organo più importante del nostro corpo pare risiedano i sentimenti, le emozioni, la vita. Il battito accelerato del nostro cuore ci fa capire che “qualcosa non va”, in maniera inspiegabile e irrazionale. Tutti, dalla notte dei tempi, hanno provato a dare un significato all’amore. La scienza ha scritto innumerevoli trattati; anche Piero Angela (Ti amerò per Sempre). Eppure, nonostante tutte le spiegazioni di questo mondo, continuiamo ad esserne schiavi.

FOLLIA

L’amore è folle per definizione, tanto da arrivare anche a compiere gesti estremi. La schiavitù del nostro cuore ci porta a non ragionare più, ad andare “fuori di testa” . Se solo tutti potessimo studiare con la semplicità con la quale c’inventiamo cose quando siamo innamorati, saremmo tutti più colti (l’intelligenza ha un livello superiore) e sfrutteremo di più il nostro cervello.

LOVE STORY

In uno dei film più drammatici sull’amore, la protagonista, Jennifer Cavallari viene ricordata per la famosa frase: “Amare significa non dover mai dire mi dispiace”. L’amore vero, non dovrebbe ammettere dispiaceri, perché gli stessi presumono un danno, una delusione, un torto, un tradimento, una menzogna. Nel suo significato più puro, l’amore non lo prevede. Eppure per trovarlo spesso si soffre ( ricordate? per trovare il piacere bisogna passare attraverso la sofferenza) e il dispiacere è un passaggio a volte obbligatorio. Quando ci innamoriamo, o pensiamo di esserlo, soprattuto da giovani,  pensiamo ideologicamente di voler stare con l’altra persona tutta la vita, e di vivere in sua funzione, volendole ogni bene. Quando però ci scontriamo con la realtà dei fatti e la fase dell’innamoramento viene meno, abbiamo un’ immensa difficoltà a lasciare l’altro. Perchè? Perchè si è instaurato un rapporto di reciproca fiducia, si sono dette parole importanti, si è condivisa una parte di vita insieme, e l’altro diventa per noi il “porto sicuro”. Lasciare è difficile, più dell’esserlo. La paura poi di restare soli provoca un effetto yo yo devastante per entrambi. Se uno dei due non prova più gli stessi sentimenti, e sente che non ha più la volontà di percorrere lo stesso cammino insieme all’altro, dovrebbe essere sincero e dirlo. E invece, a causa della paura delle reazioni, della solitudine e della responsabilità, si temporeggia, perdendo molto tempo per se stessi, e in ugual modo, illudendo l’altro.

Zio Giulio un giorno mi disse “Un Cristo è meglio ammazzarlo subito che crocifiggerlo”; ricordati che “le strade sono fatte per camminare, non per sostare”. Nella semplicità di queste frasi, cercava di spronarmi a non avere paura delle mie azioni. Aveva capito che ero una di quelle che faticava a farla finita. Con l’altro eh.

Ce n’è voluto, ma alla fine ci sono riuscita. Con il passare degli anni e un medio bagaglio di esperienze s’inizia a diventare un po’ più saggi. E il “mi dispiace” in certi casi è necessario. per rendersi conto che non era Amore. E se ci troviamo a dirlo, allora forse stiamo ancora cercando Quello Vero, quello dei nostri sogni, quello che ci hanno fatto credere essere eterno. Mah. Con tutti questi mi dispiace, ti lascio, pensavo fosse amore invece era un calesse ho capito una cosa sola: di amore si vive, non se ne parla. Perchè quando inizi a farlo, mi dispiace ma è proprio un casino.

Standard