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L’effetto della musica: ricordi.

Da quando ho scritto il post sulla canzone di Gary Barlow non riesco a togliermela di mente. Sono anche andata a rileggerlo e alla fine ho ancora cliccato il video per ascoltare la canzone. Mi spiace, ma sento di dover dedicarci ancora un pensiero. Ho guardato e riguardato quel video più volte tanto da farmi generare un flusso di immagini e ricordi che si sono susseguiti velocemente. Ricordi belli, lontani e come sempre un po’ nostalgici  (come me d’altronde) verso un tempo spensierato con pochi pensieri verso il futuro.

Ho pensato in ordine prima a Marella e poi al canto.

Marella. Marella è una ragazza, mia compaesana, che conosco praticamente da sempre. Abbiamo frequentato le stesse scuole, ma essendo più giovane di un anno non abbiamo mai frequentato la stessa classe. Marella mi ha provocato tre associazioni di idee. Numero 1. Era una fan dei Take That (Mare so che se leggerai questo post un po’ mi odierai per aver svelato questa cosa, ma hai un’attenuante: eri giovane!). Lei non lo sa, ma se ho iniziato a chiedermi chi fossero è perchè lei, su quel famoso pulmino delle medie, ne parlava. Numero 2: Abbiamo frequentato lo stesso liceo e di nuovo stesso tragitto, casa-scuola, scuola-casa. Abbiamo preso lo stesso pullman per almeno 3 anni. All’una, usciti da scuola, ci ritrovavamo alla fermata (300 metri dal liceo) per tornare a casa. C’era un bar, il “Fante di Cuori”. Dopo tutta la mattina a scuola, esci che hai un certo languorino…e cosa fai? Vuoi non stuzzicare o bere qualcosa al bar durante l’attesa? uno snack, due patatine, un the freddo, una coca-cola…un qualsiasi appetizer che ti riempia quel buchino nello stomaco prima che diventi una voragine. Ecco. La parola d’ordine era “Mare mi presti 500 Lire?”, “Mare hai mica 1000 Lire?”.  (Sì, c’erano le lire…). Ah scusate, era la MIA parola d’ordine. Una santa. Mi ha sopportato per anni. Almeno fino ai 18. Un investimento senza guadagno. Forse in perdita. Con l’avvento della patente il Fante di cuori non l’ho più visto. Questo sketch con Marella era diventato una sorta di gioco: nonostante sapessi che all’una potevo aver voglia di mangiare qualcosina, non avevo mai soldi a sufficienza, mi mancavano perennemente delle monetine, che fossero 200/500 lire quando andava bene, e lei usciva di casa sapendo già che me le avrebbe prestate. Io poi non osavo più chiederle niente. Mi vergognavo da morire, ma lei mi guardava e mi diceva “Cò vuoi qualcosa?”  già entrando al bar. Se le dicevo di no, lei usciva comunque con qualcosa e un “offro io”!!!! et voilà, il circolo vizioso riprendeva…che grande! Mi viene da sorridere al pensiero. E anche un po’ di vergogna in realtà, ma andava davvero così. Il tutto era spontaneo e naturale, non c’era nessun tipo di premeditazione, tanto meno un secondo fine. Anche perchè alla fine, essendo dei prestiti era mio dovere restituirle tutto. Così a fine anno tiravo una riga, come si suol dire, e le restituivo ciò che le dovevo. O almeno ci speravo. Il problema è che nessuna delle due era a conoscenza dell’ammontare totale. Nè io nè lei ce lo siamo mai segnate. Ho fatto una stima, posso averle dato di più come di meno, io non lo sapevo e lei nemmeno. Negli anni a venire, nonostante non ci siamo più frequentate, siamo rimaste in contatto. In questo ringrazio Facebook. Nel frattempo, si è laureata, è diventata una cantante ed anche mamma. E quest’estate ha cantato al mio matrimonio. Associazione numero 3.

Canto. Ascoltare una voce, piena, profonda, bella, in grado di emozionare è sublime. E ancora più bello è fermarsi a contemplarla e magari cantare con lei (o lui). Se rinascessi vorrei avere quella voce. La voce del talento, quella che ti porta a non renderti conto di avere un’ugola d’oro ma che ti fa godere ogni volta che vibra e scaturisce un suono. Da bambina organizzavo con la figlia di amici, dei piccoli siparietti durante i quali cantavamo le sigle dei cartoni animati e i “grandi” ci davano poi la monetina per l’ascolto. Elemosinavamo via, anche se eravamo convinte della nostra bravura. Saper cantare è meraviglioso. In qualunque momento puoi tirar fuori la tua voce e unire chi ti sta vicino. Far cantare o ballare allo stesso tempo. Cosa c’è di più poderoso? Anche se non ho una bella voce, sono un po’ intonata e mi piace cantare. La mia migliore amica, per il suo matrimonio, aveva incaricato la pianista del  nostro gruppo di amiche, Arianna, di suonare e scegliere i pezzi, mentre Laura ed io dovevamo cantare. Arianna avrebbe sia cantato con noi sia accompagnato al piano, suo marito invece al sax. Quel sabato mattina Arianna  si è svegliata senza voce. “Ragazze dovrete cantare senza di me”. Nessun problema. Cosa ci vuole? Tanto è solo Baglioni.  Il buon vecchio Claudio. Immaginatevi due di quelle emoticons con la faccia da urlo di Munch…ecco, quelle eravamo Laura ed io. E’ stato indimenticabile. Davanti a tutti. E qui termina il mio flusso di pensieri.

Ricapitolando: GaryBarlow/TakeThat/Marella/Liceo/oFantediCuori/Matrimonio.

E stecca finale al matrimonio di Jenny. Ripeto, indimenticabile.

Passo e chiudo.

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…The Morning Later again. Fly High, and let me go

Quanti di voi conoscono i Take That? Sicuramente se eravate adolescenti nei primi anni ’90 li avrete vissuti oltre che conosciuti. Volenti o nolenti. Io devo essere sincera: quando sono esplosi non li ho considerati. Sul pulmino per le medie le mie compagne ne parlavano, li ascoltavano coi walkman e li veneravano. Io no. Ma non perchè facessi la snob, tutt’altro. Non m’interessavano. Non li guardavo e non li ascoltavo. E non ne capivo la venerazione. Solo con Back for Good ho iniziato ad appassionarmi, ma non sono mai stata una fan, lo devo ammettere. Io ero più per i Backstreet Boys (c’è sempre back di mezzo). In prima liceo la mia amica Alessandra adorava Baggio (come darle torto) e Robbie (Williams). La sua Smemo era piena di foto, articoli e scritte su Robbie. Mah, mi dicevo, che gusti. Negli anni successivi le ho dovuto dare ragione, Robbie è emerso per quello che era realmente, un fenomeno!  Ho assistitto ad uno dei suoi concerti a Milano ed è stato tra i più belli e appassionanti a cui abbia mai partecipato. Un animale da palcoscenico. Giulio ti ringrazio.

Ma torniamo ai Prendi Quello. Al di là del gusto personale, si può dire che abbiano segnato un’epoca. La musica fa parte della storia di ognuno di noi. Fa parte dei ricordi, del nostro vissuto, passato e presente. Possediamo una passione, la seguiamo e ci lasciamo trasportare da chi o cosa riesce a trasmetterci qualcosa. La musica, come tutte le forme d’arte, trasmette. E’ un linguaggio universale. Porta a condividere, a vivere insieme, a ballare e cantare. Tutti abbiamo almeno una canzone nel cuore. O semplicemente  a volte ci basta un La per cantare.

Questo tempo mi porta ad essere più malinconica del solito.La pioggia di per se lo è. La mia migliore amica Patty ieri mi ha mandato un video da guardare e mi ha scritto “ascoltalo”. Clicco e ascolto. Quello che mi trasmette questa canzone è ambivalente: un mix di tristezza e gioia. Insieme. Guardo il video e vedo un Gary Barlow maturo, uomo: mi da un senso paterno incredibile (e ha solo 9 anni più di me), lo guardo e capisco dai suoi occhi che c’è stata sofferenza, anche se non ne ho la più pallida idea. Il video è movimentato, lo sfondo è New York, una delle mie città preferite, mi colpiscono i colori e la nitidezza delle immagini. Vedo bambine nere con le treccine che saltano la corda, un barbone che dalla strada salta e balla incitando le braccia al cielo e spontaneamente vien da farlo anche a me. Gente che esce di casa con uno strumento per accompagnarlo in strada mentre lui suona il pianoforte. Questo è quello che vedo. E mi da gioia. Quello che sento invece mi da tristezza. Le parole sono quelle di una canzone d’addio, struggenti. L’inglese anche se è una lingua sintetica può avere vari significati, si parla di un amore finito male o  forse della perdita di un amore in senso più generale. Trovo che ci sia un forte contrasto tra riso, voglia di ballare, saltare e cantare  e  pianto , tristezza provocata dall’effetto delle parole.

L’ho ascoltata più e più volte e continua a dividermi in due.

Presa dalla curiosità ho cercato un po’ di informazioni e ho letto alcune recensioni sul pezzo. Gary ha scritto questa canzone in ricordo della sua quarta figlia, Poppy, nata morta nel 2012. Ecco perchè mi suscitava questo effetto. Non so se sia un caso o meno, giuro, non lo sapevo.

Che tu sia seguace del pop, del rock, dell’heavy metal, della musica classica, non importa. Se una cosa è ben fatta è da apprezzare, anche se non ti piace. Ammiro chiunque scriva musica, componga, canti, balli o suoni. La musica libera, ti fa volare e vivere per pochi minuti in una dimensione tutta tua, in your own… una dimensione in cui tu solo puoi godere di ciò che senti. Take That.

No science or religion could make this whole. Fly High and let me go. Per 3:44 minuti ballo con voi.

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