corinne noca

Paura e terrore

I fatti di Parigi ci hanno colpito tutti, inutile stare dietro alla solita retorica. In Oriente ogni giorno muoiono vittime innocenti che non hanno chiesto di venire al mondo e nemmeno di vivere in un determinato posto. L’11 Settembre 2001 avevo 21 anni ed ero davanti alla TV quando l’edizione straordinaria del TG5 ha mostrato l’immagine del secondo aereo sulle Torri Gemelle. Il mio ex fidanzato di allora ( con il quale sono rimasta in ottimi rapporti e che ora vive e convive proprio a Parigi) mi aveva guardato e mi aveva detto: “Co, è la Terza Guerra Mondiale”.

Quel giorno, come altri importanti nella Storia di tutti noi, rimarrà per sempre nella Memoria. Ma nonostante lo sbigottimento di fronte a quella catastrofe, lo ammetto, non mi rendevo conto realmente di cosa fosse la paura. Non avevo mai vissuto la Guerra vera ( e a differenza di Miss Italia non vorrei rivivere quelle del Passato) e in un certo senso, pensare che si sarebbe ripresentato ciò che ho solo letto nei libri di scuola e sentito raccontare da mia nonna, sì, mi ha un po’ spaventata e lasciata senza parole. Poi, come per tutte le cose, passa il tempo, passano gli anni, gli assetti politici e sociali cambiano, ma la tua vita, personale, familiare, va avanti lo stesso. Gli Stati Uniti, la Palestina, la Siria, l’Iraq, il Medio Oriente,la Nigeria sono Paesi lontani. Si consumano tragedie a danno di persone comuni, e per quanto ci possa dispiacere, la nostra mente non va più in la del proprio orticello a meno che non ci siano persone care o conosciute che vivono in questi luoghi. Questa ero io, a vent’anni, con una consapevolezza quasi inesistente del mondo, chiusa nei quattro luoghi familiari della mia esistenza: mi sentivo sicura e protetta; incoscienza giovanile, stupidità, chiamatela come volete. La paura, lo ricordo bene, è passata subito.

Oggi, invece, sono consapevole di cosa sia, di cosa voglia dire e del fatto che la Francia non è così lontana come lo erano ( e lo sono) gli Stati Uniti nel 2001. L’orticello francese non mi è estraneo e qui non si sono schiantati degli aerei con un atto plateale. Ieri è stata colpita la nostra quotidianità: e questo può accadere ovunque.

Oggi, non ho solo paura, sono terrorizzata.

Ieri sera mentre seguivo in diretta ciò che stava succedendo, mi sono immedesimata nella prima scena che hanno raccontato: nel ristorante cambogian: una mamma con due bambini e il nonno stavano cenando quando sono entrati i carnefici che senza pietà hanno freddato la mamma, i due piccoli e ferito il nonno. Non mi vergogno a dire che mi sono scese delle lacrime incontenibili: ho pensato a mia figlia e  ho pensato che se io inizio a vivere con paura, la trasmetterò anche a lei.

Inutile esprimere pensieri sul perché, per come, sulla religione, sui kamikaze, sull’istruzione e sul fanatismo. Inutile. Non voglio puntare il dito e non voglio sputare sentenze. Non sarà facile difendersi, questo sì.

Aveva ragione Andrea, è la Terza Guerra Mondiale. Non si combatte in trincea, ma per le strade della nostra vita comune, agendo sul corpo e sulla mente, provocando due tra le emozioni più nascoste e temute dall’essere umano: paura e terrore.

Per la prima volta in vita mia non riesco a vedere le cose con una luce diversa. Il mio essere madre e il mio istinto di protezione e sopravvivenza vorrebbero vincere su tutto, ma sono inerme di fronte ad una situazione mondiale che ci vede impotenti di fronte ad una guerra subdola che colpisce alle spalle chi non può difendersi in alcun modo.

E voi, cari amici, come vi sentite?

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Tempo di nostalgie…

Questo lunedì mattina da spazio a qualche pensiero malinconico che porta inevitabilmente a ricordi nostalgici. L’umore di questa mattina è espresso da “Canzoni lontane” di Eros Ramazzotti: “la nostalgia è una trappola e se caderci è dolce rimanerci no”. Quando cresci e ti responsabilizzi, ti rendi conto della freschezza e della spensieratezza dei giorni pre e post adolescenziali, quando le uniche preoccupazioni erano quelle di dover studiare e non prendere brutti voti a scuola per evitare punizioni, tipo non uscire il sabato sera, oppure cosa fare nel week end. Bisognava sempre fare qualcosa di diverso: appena si instaurava la routine del “aperitivocenabardiscotecaspaghettatacolazione” bisognava trovare un diversivo. Mi ricordo ancora adesso un episodio carino ma significativo: ero all’università e seguivo un corso di etnologia (io ho fatto Lingue e Letterature Straniere, ma c’era la possibilità di inserire nel piano di studi corsi appartenenti ad altri corsi di laurea, come lettere e filosofia). Noi di lingue avevamo deciso di seguire il corso di etnologia.

Un giorno come tanti, a inizio anno accademico, un nostro compagno, Matteo, ci dice “ragazzi a gennaio si va a Parigi per una serie di conferenze sull’etnologia, mettetelo nel piano di studi che ci divertiamo!”. Iniziamo così a seguire il corso in questione. A gennaio andiamo a Parigi. Tra gli scioperi dei tassisti, le conferenze e il museo del sesso visitato per puro caso, ciò che mi fa sorridere la memoria è il ricordo del mio primo sabato sera a Parigi. Dopo esserci guadagnati il tardo pomeriggio, libero da conferenze etnologiche, giriamo per la città finché non arriviamo davanti a Notre Dame, intorno alle 20.00. Vediamo in lontananza le luci della Torre Eiffel e decidiamo di andarci a piedi. Sì a piedi, seguendo la Senna, il lungo Senna per la precisione, il tragitto che fanno i bateaux mouches. Gennaio 2000, ore 20, 2° C. “Camminiamo che intanto ci scaldiamo”…la vediamo in lontananza. Con noi anche un ragazzo che è arrivato a Vercelli dalle Canarie con lo scambio Erasmus. “Poverino”, mi sono detta, “già a Vercelli rispetto alle Canarie, adesso in una delle città europee più suggestive a piedi e al gelo”.La vediamo sempre più vicina, ma ancora troppo lontana. Finalmente arriviamo a destinazione. Dopo quasi un’ora di cammino ci ritroviamo sotto le luce della Torre più famosa del mondo. Siamo a Parigi, di sabato sera. Ci guardiamo infreddoliti e ci diciamo “E adesso cosa facciamo?”. Un nostro compagno del corso iscritto a filosofia ci dice “è la domanda che mi faccio ogni sabato sera. Però a Biella.” Io decido allora di trovare un altro obiettivo: cercare il ponte dell’Alma per rendere omaggio a Diana. Non sono entusiasti della mia idea,ma non avendo altre alternative immediate mi stanno dietro.”Dovrebbe essere da queste parti”. Chiediamo a due della gendarmerie indicazioni e ci dicono “Pont de Alma”?..e noi “si si, le pont de Dianà!”..ci guardano straniti e ci dicono dove andare. Pazzi ovunque nel mondo, sarà stato il pensiero.

Alla fine arriviamo al famoso Pont. Fiori, poesie, parole. “Ok e adesso?”. Andiamo avanti, arriveremo da qualche parte, siamo sulla strada statale e non è il massimo,poi decidiamo. Arriviamo qui.

Champs Elysees , ore 23 ( non chiedetemi come ci siamo arrivati, non me lo ricordo, probabilmente a piedi)… decidiamo di tornare in albergo che era in periferia. Come? Poveri studenti squattrinati, con la metropolitana! Sì…peccato però che il servizio si arrestava alle 23. Beh, allora prendiamo un tassì! Ed è lì, proprio lì che il Fato inizia a giocare le sue carte…quel sabato sera, a quell’ora a Parigi non c’era un tassì neanche a rubarlo. Perchè? SCIOPERO.

Eravamo in 6. Decidiamo di fare autostop. Mai fatto in vita mia. Dovevamo fermare almeno due auto. 3 ragazze e 3 ragazzi. Passa un taxi giallo con le luci spente e ci avventiamo su di lui. Ringrazio ancora adesso quel padre di famiglia che ha avuto compassione per tre studentesse universitarie sprovvedute in centro Parigi. Dei tre maschi chissenefrega. Aveva appena finito il servizio della fascia oraria obbligatoria e voleva tornare a casa. Ha fatto una deviazione. Incuranti dei nostri 3 compagni maschi siamo salite e abbiamo augurato loro buona fortuna.

The morning later…li ritroviamo a colazione e ci dicono di essere stati caricati da una miliardaria che stava andando alla festa di un’amica. Musica, cibo e alcol. Una delle più belle feste a cui avessero partecipato. Decisamente, il loro sabato sera è stato memorabile. Ah, Paris. Libertè, egalitè, fraternitè. Chapeu!

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